FARE UN PONTE (STRETTO DI MESSINA) O SISTEMARE TANTI PONTI ?

nella foto in alto il crollo del ponte “San Bartolomeo” presso Alcamo (TP)

Crolla l’ennesimo ponte in Sicilia, questa volta accade ad Alcamo. E’ il ponte San Bartolomeo lungo la strada statale 187 che collega Alcamo Marina con Castellammare del Golfo.Un auto in transito per poco non finiva coinvolta nel crollo, oltre al disagio è stata sfiorata l’ennesima tragedia.

L’infrastruttura, ormai da qualche anno al centro dell’attenzione per le sue condizioni pericolanti non ha retto questa notte a causa delle forti piogge che ne hanno ingrossato l’argine del fiume.

Ormai non fa più notizia quello che è l’ennesimo ponte che crolla in Sicilia, cui ormai siamo abituati a sentire le notizie dopo ogni forte mal tempo. La Sicilia è una terra ormai abbandonata al suo destino sia dal governo regionale che dal governo nazionale. Come si vuol vedere il tema della sicurezza e dell’interesse collettivo lo si affronta in maniera concreta e non sventolando il “Super Greenpass”, salvo poi morire schiacciato sotto un ponte, ma lo si affronta con forti investimenti pubblici, nelle infrastrutture, nella sicurezza del lavoro e nella sanità pubblica.

Quando in Sicilia si parla di ponti, non si parla mai delle molte infrastrutture che richiedono forti investimenti per la manutenzione, si parla invece sempre e solo di grandi opere che toccano solo la speculazione edilizia come il ponte sullo Stretto di Messina, che ha detta di molti esperti geologi risulta di dubbia fattibilità a causa della sua allocazione poco sicura. Ci troviamo di fronte a una costruzione che di fatto si erigerebbe in una forte zona sismica dove si incontrano fortissimi venti, sopra delle falde acquifere in movimento che creano forti scosse e in un contesto dove la Sicilia si allontana sempre più ogni anno dalla Calabria.

Sono molte le multinazionali che strizzano l’occhio al progetto con l’intenzione di spingerne la fattibilità, tra cui la multinazionale Italiana “WeBuild” che opera in più di 50 paesi al mondo. Le multinazionali che siano straniere o italiane puntano esclusivamente al “profitto immediato”, salvo poi non preoccuparsi minimamente dell’enorme danno che arrecherebbe un ipotetico crollo, ai morti che potrebbe arrecare e al danno ambientale ed economico da sopportare a spese della collettività.

Il Partito Comunista è sicuramente anche per le grandi opere e per il progresso, facendo però un bilancio danni/benefici che metta anche al centro quali siano però prima le priorità per le classi lavoratrici della nostra regione. Prima di dare una Ferrari a tutti dobbiamo pensare alle cose più essenziali che tocchino gli investimenti per la mobilità interna della Sicilia, come strade, collegamenti e manutenzione dei ponti. Non di meno ai problemi legati all’occupazione, alla stabilità di molti precari e alla crisi idrica. Il Capitalismo, con annesso i partiti di regime, dalla destra alla finta sinistra, spaccia per interesse collettivo ciò che è invece l’interesse delle multinazionali.

La vera sicurezza la fanno gli investimenti là dove servono, tutto il resto è speculazione e profitto privato, per pochi ovviamente.

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