ART 1: L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDAT….. SFRUTTATA DALLA BORGHESIA

di Gery Bavetta

La situazione in Sicilia è sempre più drammatica e devastante dal punto di vista del Lavoro e dell’occupazione. I dati Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, confermano quelle che erano le nostre preoccupazioni, oltre a un calo dei livelli di occupazione, ci aspetta da qui ai prossimi anni un calo demografico di quasi nove punti percentuali nei prossimi 30 anni.

La Sicilia è un isola pressoché deserta, abitata da una popolazione con età media sempre più alta: la proiezione al 2050 è impietosa. In Europa la Sicilia si attesta in fondo alla classifica.

Nel 2020 l’esercito dei rassegnati – i siciliani senza lavoro tra i 20 e i 64 anni è stato pari al 44,56%, a fronte di un tasso occupazionale di poco inferiore al 70%. Quasi un Siciliano su due senza occupazione.

A colmare di poco questi dati impietosi c’è ovviamente il lavoro in nero, cioè “L’economia sommersa”, che comprende sia l’economia del lavoro non dichiarato che l’economia criminale.

Mentre secondo il report di “Openpolis” nel Sud Europa è occupato meno del 50% del popolazione. L’Italia è quindi l’ultimo paese d’Europa secondo il tasso di occupazione, seguito solo dalla Grecia. Il confronto vede il nostro paese al di sotto anche di paesi dell’Est Europa come Bulgaria e Romania.

In nessun altro paese d’Europa le differenze tra regioni sono così marcate come in Italia.

Ma come mai non si riesce a garantire un livello di occupazione tale da risolvere il problema una volta per tutte? La risposta è in queste due parole: “Lotta di classe”.

Inutile girarci attorno, la questione di fondo non è la mancanza di ricchezza, la ricchezza c’è, il problema è che è concentrata nelle mani di pochi, e quindi bisogna capire come e perché questo avviene.

Il problema della disoccupazione così come dello sfruttamento continua ad essere tale proprio perché fa comodo ai padroni, e perciò non è un problema da risolvere ma una fonte di profitto, perché un gran numero di disoccupati fa crollare sul mercato il livello dei salari reali. Chi oggi parla di lavoro lo fa con l’intenzione di sfruttare i lavoratori, non certo con l’intenzione di emanciparli e liberarli dalle catene dell’oppressione e della miseria.

La risposta sta nelle contraddizioni del sistema Capitalista in cui viviamo. Dicevano K.Marx e F.Engels che: “Il potere politico dello Stato moderno non è altro che un comitato che amministra gli affari comuni dell’intera la classe borghese”. 

Questo ci lascia comprendere come la macchina istituzionale, a partire dalla UE fino allo Stato, per finire poi alla regione Sicilia, sia una macchina burocratica verticistica costruita sugli interessi economici della stessa borghesia al potere. Questo perché innanzitutto in ogni società nascono prima i rapporti economici e la divisione i classi, poi tutto il resto. Per cui qualsiasi istituzione che si verrà successivamente a formare servirà appunto a mantenere quel preciso dominio di classe precedentemente costituito.

Per cui quando la classe politica moderna discute delle questioni legate al lavoro lo fa da un punto di vista puramente borghese e di classe, ponendosi il problema non dalla parte del proletariato sfruttato o di chi vive del proprio lavoro (piccole partite iva comprese), ma dalla parte dei padroni, cioè della grande borghesia, intesa come quella minoranza più potente e privilegiata del paese.

Spesso sentiamo dire che: per generare occupazione occorre abbassare le tasse agli imprenditori, in maniera tale che questo li possa spingere ad aumentare le assunzioni. Falso, questo perché aumentare le assunzioni riduce i Profitti del padrone, che invece preferisce utilizzare il Capitale accumulato per investire non sull’occupazione, ma sull’innovazione tecnologica dei macchinari, processo che espelle il costo dell’operaio salariato dalla produzione; oppure aumentando il cosiddetto “plusvalore assoluto”, ovvero, aumentando l’orario di lavoro dell’operaio. 

Di fatto, se si abbassano le tasse alle aziende, in alcun modo questo potrà scaturire una risposta occupazionale, ciò sarebbe del tutto contrario alla legge del massimo profitto, motivo per cui la produzione capitalistica è tenuta in piedi. Una diminuzione delle tasse ai ricchi porterà quindi solo ad un aumento dei profitti del padrone, cioè di chi detiene i mezzi di produzione. Tutto ciò non andrà perciò in alcun modo a incidere sui livelli di occupazione. 

Qualora comunque le aziende per una ragione ancora sconosciuta alle leggi dell’economia, dovrebbero investire l’utile ricavato dalla diminuzione delle tasse in maggiore occupazione, queste stesse aziende verrebbero schiacciate sul mercato da chi invece in controtendenza non investe sull’occupazione ma investire sui macchinari, riuscendo così a produrre le stesse cose più velocemente e, con minori costi di produzione abbassa il costo della merce che diventerà più concorrenziale e quindi venduta. Possiamo a tal proposito osservare Amazon, che in Sicilia aprirà un altro centro di smistamento a Palermo, una mega struttura di 8000 metri quadri che servirà per lo smistamento dei pacchi in tutta la Sicilia occidentale. Ricordiamo a chi legge che, quando apre uno stabilimento Amazon vengono assunti lavoratori salariati, è vero, ma questo processo fa chiudere nel breve/medio periodo migliaia di piccole attività commerciali, portando così il saldo finale in negativo appunto in termini occupazionali, determinando quello che noi Comunisti definiamo essere un processo di proletarizzazione del ceto medio (piccola borghesia).

Un altra soluzione che spesso sentiamo ripetere è quella invece di alzare le tasse ai ricchi, purtroppo anche in questo caso il risultato non sarebbe quello sperato per due semplice ragioni, ovvero che, a un innalzamento delle tasse la grande borghesia reagisce in due modi; con l’evasione fiscale o con la delocalizzazione e il trasferimento dei Capitali all’estero, così come hanno già fatto anche molte multinazionali, anche quelle italiane.

Un altro punto dolente della questione che è però vietato dire nella scuola del pensiero Liberale è che, la disoccupazione serve ed è utile alla borghesia all’interno del cosiddetto “libero mercato” proprio per comprimere i salari della classe operaia, cioè della forza lavoro salariata, da cui appunto la borghesia estrae i Profitti. Al contrario se ipotizziamo che i livelli di occupazione fossero altissimi, questo comporterebbe che il prezzo del salario lo farebbe l’operaio, ciò determinerebbe un rapporto di forze nella contrattazione che la borghesia non può in alcun modo permettersi perché perderebbe enormi Profitti. Questo è uno dei principali motivi per cui la disoccupazione è funzionale e non può essere sconfitta all’interno di un modello economico Capitalista, dove non si produce per soddisfare le esigenze di chi Lavora, ma si produce solo ed esclusivamente per soddisfare il profitto della borghesia.

Anche secondo i dati della “Banca d’Italia” la Sicilia mantiene il reddito più basso d’Italia assieme a Calabria e Basilicata.

Questo accade perchè negli anni in cui la Lotta di Classe pendeva dalla parte del “Capitale”, questo ha fatto si che ritornassero le vecchie teorie economiche padronali e borghesi del “Laissez Faire”, cioè quella teoria di abbandonare la società a se stessa e “lasciar-fare” appunto al mercato, cioè ai padroni. Quindi con tutte le sue contraddizioni e senza alcuna regolamentazione dell’economia capitalista, questo ha portato la Sicilia e il resto d’Italia a non poter pianificare una politica economica e ad abbandonare del tutto quella che fu la teoria degli interventi dello Stato nell’Economia, sia dal punto di vista monetario con l’ingresso dell’Euro e sia dal punto di vista produttivo con le grandi privatizzazioni a vantaggio della grande Borghesia che si è arricchita sempre più e ha fatto il bello e il cattivo tempo sulla pelle dei Lavoratori e delle fasce proletarie di questo paese.

Un altra statistica negativa è quella dei “NEET”, acronimo inglese che indica i ragazzi non impegnati né nello studio, né nel lavoro, né nella formazione, in una parola sta a indicare la “rassegnazione”. Il 40% dei giovani tra i 18 e i 24 anni è sostanzialmente inattivo e molte ragazze terminata la scuola finiscono nel mercato del lavoro nero e sottopagato.

Anche la crescita demografica è nettamente in calo anche dovuto a un sistema economico ormai perennemente in crisi, che non può uscire dalla crisi proprio perché appunto è esso stesso il problema che genera la crisi stessa.

Il rapporto continua anche sulle famiglie e sulle donne, che di fatto fanno sempre meno figli e sempre più tardi: in media uno solo e mai prima dei trent’anni. 

La percentuale del rischio povertà in Sicilia è la più alta d’Europa (41,4%).

Il risultato di questi dati se letti da qui a molti anni, sono il risultato certo di una desertificazione demografica dell’isola e di un impoverimento generale.

La maggior parte dei giovani ormai migra in nord Italia o addirittura all’estero.

Oggi si parla di opportunità economiche date dal PNRR, che destinerà alla Sicilia tra i 20 e i 30 miliardi. Purtroppo però da una parte abbiamo già visto come in maniera pessima siano stati in passato già utilizzati dai vari governi regionali gli innumerevoli fondi dati dalla UE che dovevano servire a rilanciare l’occupazione in Sicilia, dall’altra non si dice che i soldi del PNRR non possono essere totalmente spesi secondo il volere della politica locale, ma sono appunto soggetti a fortissime condizionalità imposte dalla UE.

Spesso dimentichiamo anche che, i soldi che il nostro paese riceve dalla comunità Europea non sono nemmeno soldi che riceviamo, ma sono soldi che già abbiamo versato in precedenza e che poi riceviamo indietro con un saldo negativo (sono più i soldi che diamo che quelli che riceviamo) e sotto condizionalità di spesa che vanno poi a finire per colmare le politiche padronali di stampo liberista. Per cui i Lavoratori pagano, i Padroni decidono come spenderli.

La causa dei problemi che viviamo è appunto derivante da problemi Strutturali, per cui qualsiasi riforma della borghesia stessa sarebbe vana e illusoria per le classi lavoratrici, perché non sarebbe mai una riforma strutturale in tal senso, rivolta a risolvere il problema una volta pere tutte, ma saranno al massimo delle riforme di sola ed esclusiva salvaguardia del sistema stesso, che mira in ultima analisi attraverso la Lotta di Classe ad esercitare lo sfruttamento del Capitale sul Lavoro.

Non mancano le risorse in Sicilia, la Sicilia è una regione ricca, il punto è che questa ricchezza è sparsa a macchia d’olio ed è concentrata nelle mani di pochi padroni.

Purtroppo finchè non governano le classi lavoratrici il Lavoro stesso sarà sempre subordinato al profitto del Capitale, cioè di quella minoranza che domina assieme ai rapporti di produzione anche le politiche del nostro paese.

Ecco perché l’unica soluzione è quella del conflitto sociale, della rivoluzione e del Comunismo, per sviluppare piena coscienza e dare potere ai Lavoratori puntando alla massima occupazione anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro, per Lavorare tutti, Lavorare meno e vivere meglio.

Ricordiamoci però che senza la presa del potere politico da parte dei lavoratori tutto questo rimane solo carta scritta.

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