Non basta indignarsi, noi lottiamo per il diritto alla salute per tutti.

L’emergenza da Covid-19 ha scoperchiato completamente quelle che erano le già palesi
inefficienze del sistema sanitario siciliano e nazionale, che da oltre 20 anni subisce continui tagli,
spostando queste risorse economiche altrove, cioè verso i profitti privati.

La pandemia ha dettato nuove priorità da affrontare a livello nazionale e regionale, la troppa e sola
attenzione al Covid-19 ha costretto la politica a lasciare scoperte altre emergenze, questo ha fatto
sì che tutto si concentrasse sugli sviluppi dell’emergenza in corso, fatto per cui non si sta invece
potenziando la Sanità così come era stato annunciato, ma si sta semplicemente spostando qua e
là quel che ci rimane per tamponare la situazione nel peggiore dei modi.

Questo aggrava anche sui diversi disabili che non possono oggi usufruire appieno dell’assistenza
a casa h24 da parte delle Asp, dovuto alla mancanza di operatori sanitari che per questioni
di carriera hanno deciso di abbandonare le cooperative appaltatrici che si occupano di assistenza
domiciliare e sono corsi giustamente alla chiamata dello Stato per la mancanza di personale
negli ospedali nella lotta contro il Covid-19, questo non è ovviamente da addebitare ai
singoli operatori, ma dovuta alla inefficienza politica di chi ha -volutamente- gestito male
in tutti questi anni le risorse date dai contribuenti siciliani, cioè dai lavoratori.

Questa gravissima inefficienza, che spesso viene addebitata al Covid-19, ha invece, come
abbiamo detto, delle specifiche responsabilità politiche, che nel corso del tempo si sono abbattute
su tutta la sanità nazionale e soprattutto siciliana, e non parliamo soltanto da Marzo 2020 in poi,
cioè da quando sul territorio nazionale è stata dichiarata l’emergenza Covid-19, ma parliamo
invece di oltre 20 anni di tagli alla sanità pubblica e la conseguente riduzione del numero di
personale dovuto al numero chiuso delle università che non permette nuove assunzioni.

Il diritto alla salute rimane solo qualcosa di formale, e che solo dentro la Costituzione Italiana
rimane un diritto scritto, ma non applicato.

Sergio Parentignoti è un giovane siciliano, ha 15 anni, di Noto (SR), nasce con un’asfissia dalla
nascita, ed è affetto da “tetraparesi spastica distonica”, per meglio capirci, non parla, non cammina
ed ha gravi problemi respiratori, vive perciò grazie ai macchinari che gli consentono di alimentarsi
e di respirare.

Il padre, Giovanni, ha dovuto lasciare il lavoro da quasi 2 mesi per dedicarsi completamente al
figlio, abbandonato dalla cooperativa che avrebbe invece dovuto assisterlo h24. In questi 2 mesi la
famiglia del giovane Sergio ha ottenuto solamente la copertura di un infermiere per 6 ore al giorno,
ma durante il resto del giorno e la notte i genitori sono costretti ad alternarsi. “E’ pesante e siamo
stremati”
dice il papà di Sergio, che oltre a vedersi negato il diritto alla Sanità e all’assistenza
gratuita, gli viene negato così anche il diritto al lavoro, dovendo lui e la moglie adattarsi alla terribile
situazione pur di assistere il loro figlio.
Il distretto sanitario di Noto aveva assicurato i genitori che ci sarebbe stata la copertura h24 con gli
infermieri del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Avola, ma anche con il personale
sanitario della cooperativa Samot; queste rassicurazioni dice il padre di Sergio, ci giungevano da
mesi, ma tutt’oggi non si è visto nessuno.
Come se non bastasse tutto ciò, Sergio è stato anche privato dell’operatore socio-sanitario che si
occupava della sua pulizia, cui adesso sono gli stessi genitori a provvedere.
“Un agonia lenta, quella della nostra famiglia, che ci sta riducendo a dei morti viventi, non ce la
facciamo più a sostenere lunghe nottate al capezzale di nostro figlio, con aspirazioni, cambi di
cannule, utilizzo di macchine della tosse e ossigeno; la paura di non potercela fare è tanta”.
Giovanni stesso ci dice che sono tutt’ora firmate e attive le carte riguardanti il servizio h24, ma che
realmente così non è.

Il padre Giovanni ha già esposto denuncia contro l’Asp di Siracusa e la cooperativa Primavera che
gestiva il servizio preso in appalto, e ci ha fatto sapere di aver inviato innumerevoli PEC
all’assessore regionale Ruggero Razza, ma che non ha mai dato alcuna risposta.

Sono ormai innumerevoli gli articoli scritti dal padre Giovanni per tentare di dare voce a questa
asfissiante situazione, che è stata messa in risalto anche dall’Indignato Speciale, sul TG5.

https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/tg5/la-denuncia-di-due-genitori_F310638601042C07

Noi Comunisti però non siamo il TG5, e non possiamo solamente “indignarci”, ma abbiamo il
dovere di scoprire le cause scatenanti e andare a fondo sulle cause sociali che generano questi
problemi, problemi che come sappiamo sono volutamente generati dall’interesse privato di chi ne
trae vantaggio e posizione sociale, questo accade come sempre perché nei paesi Capitalisti il
diritto alla Salute vede scontrarsi costantemente con quello che è la pura legge del profitto, e
quindi, qualsiasi governo borghese (anche regionale) deve prima rispondere agli interessi della
propria borghesia e ai loro profitti, tramite le cooperative private che prendono appalti, o girando
quei finanziamenti che tagliano il settore sanitario pubblico per favorire quello privato che spesso è
colluso con questa classe politica (destre e sinistre), e solo dopo aver soddisfatto queste esigenze
di profitto, arrivano le briciole alle classi popolari, che sono costrette ad arrangiarsi e a subire
disservizi.

Il “Partito Comunista” denuncia fortemente questa insostenibile situazione sanitaria regionale,
ricordando che, si parla tanto di sanità così come anche di democrazia e diritti, ma nella realtà
queste istituzioni non sono né libere e né democratiche, in quanto non riescono a garantire i minimi
diritti costituzionali, né ascoltano i problemi delle classi lavoratrici.

Noi Comunisti lottiamo per una società che sia di aspirazione per le classi popolari e lavoratrici,
dove persone come Giovanni si sentano partecipi e protagonisti dentro quelle che dovrebbero
invece essere “istituzioni popolari” formate e gestite da lavoratori, e non palazzi di potere dentro
cui si rinchiudono le élite, e che K.Marx allora giustamente definiva: i comitati d’affari della
Borghesia.
Questi fatti ci mostrano come le istituzioni rappresentative della borghesia non hanno mai
cambiato la loro vera natura sfruttatrice e parassitaria nei confronti della società e dei Lavoratori
che invece chiedono Salute e Diritti, così come chiedono Giovanni, la moglie Cinzia e suo figlio
Sergio.

Il Partito Comunista sarà al loro fianco in questa lotta!

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