Comunicato sui risultati delle elezioni regionali del 5 novembre

Il Comitato Regionale della Sicilia del Partito Comunista rileva come nella recente competizione elettorale si conferma la progressiva diminuzione dell’affluenza al voto che si attesta, per la seconda volta consecutiva in ambito regionale, al di sotto del 50%. Dai sondaggi emerge che soltanto il 12% dei siciliani ripone la propria fiducia nell’istituzione borghese regionale e in particolare la rilevazione della composizione sociale del voto delinea una forte componente di classe dell’astensione: non ha votato il 75% dei disoccupati, il 45% degli operai, il 55% dei pensionati, fino all’83% di coloro i quali si trovano al di sotto della soglia di povertà.

In una situazione di questo tipo le elezioni borghesi sanciscono uno scollamento tra la maggioranza della popolazione siciliana e la politica regionale, che non riesce più a svolgere neanche la sua funzione di organizzazione del consenso verso il sistema borghese. Del resto, se qualche parvenza di realtà possono avere i programmi di tutti gli schieramenti che erano presenti, essi erano del tutto indistinguibili, soprattutto in riferimento ai problemi reali delle masse, per esempio su temi come il lavoro, iscrivendosi tutti nel campo capitalistico.

La funzione dei movimenti esterni allo storico dualismo partitico destra/”sinistra”, per l’appunto il Movimento 5 Stelle, ha ancora la funzione – come già indicato più volte nel passato dal nostro Partito – di canalizzare il dissenso su posizioni del tutto innocue per il sistema borghese e interne ad esso e alla sua logica. La stessa funzione assolve ancora una volta la cosiddetta lista di “sinistra”.

Alle masse popolari, in assenza di una reale alternativa, resta giustamente solo l’astensione e l’annullamento della scheda come segnale di rifiuto delle politiche antipopolari che hanno la loro radice nel sistema di sfruttamento capitalistico e di cui sono portatori tutti i partiti borghesi. Questo è l’elemento principale da valorizzare che caratterizza queste elezioni, nella cui direzione si rivolgeva il nostro appello alla vigilia del voto. Ma, allo stesso tempo, affermiamo che non bisogna scadere in una posizione utopistica, credendo che la scelta dell’astensione equivalga automaticamente ad una consapevolezza politica attiva di classe. Bisogna invece rilevare che, in questo momento storico, l’astensione si configura, piuttosto, come disinteresse verso la politica in generale, riflesso del vuoto politico e ideologico all’interno del campo proletario. In tutto questo, il sistema vigente non si trova di certo minacciato di per sé da questo scenario, piuttosto in questo modo restringe ancor di più gli spazi di controllo popolare delle istituzioni, elette da una minoranza (tra cui una buona parte trascinata dal voto clientelare e truffaldino) per portare avanti gli interessi di una minoranza.

Proprio a partire da questa condizione ormai stabile il Partito Comunista rinnova il suo appello lanciato alla vigilia delle elezioni al rifiuto di qualsiasi scelta tra le opzioni politiche borghesi, anche e soprattutto dopo le elezioni. Il compito del nostro Partito rimane quello, sempre più urgente, di rafforzarsi a partire dai luoghi di lavoro dove si esprime il vero conflitto tra sfruttatori e sfruttati e di organizzare la lotta di classe su una linea indipendente dagli scopi e dalle pratiche politiche borghesi, di cui questo governo regionale sarà espressione, in totale continuità ai precedenti governi, nuovamente al servizio degli interessi padronali, delle direttive nazionali ed europee, senza alcuna opposizione reale all’ARS.

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