Messina: 19 dicembre in piazza per il diritto al lavoro e alla casa

La sezione “P.Secchia” del Partito Comunista di Messina partecipa alla manifestazione organizzata dall’Unione Inquilini e dal Comitato Operai Disoccupati per giorno 19 dicembre a Messina con partenza da P.zza Antonello alle ore 16.30 e appoggia le rivendicazioni espresse nella piattaforma di convocazione del corteo. L’esistenza di un numero enorme di edifici sfitti da un lato ed un gran numero di persone degli strati popolari senza casa o con grandi difficoltà a pagare gli affitti o che vivono in case non adeguate dall’altra, è una delle contraddizioni più evidenti del capitalismo, la cui crisi si fa sempre più acuta e colpisce la classe operaia e i settori popolari negli aspetti fondamentali della vita quotidiana: il lavoro e, di conseguenza, la casa. Sono sempre di più i nuclei familiari o i singoli che licenziati o da anni senza lavoro che sono senza reddito, così come sono sempre più i lavoratori che ricevono paghe molto basse, ingrossando le fila di coloro che non hanno una casa o rischiano di essere sfrattati per morosità. Il problema dell’alloggio (mutuo, affitto, sfratti o senza tetto, così come le difficoltà/impossibilità del pagamento di luce, gas e acqua) è per le classi popolari un tutt’uno con quello del lavoro, delle condizioni di lavoro e del salario, fortemente legato quindi alla crisi capitalista che sta precipitando le condizioni sociali e umane nel baratro.

Disoccupazione e licenziamenti, cancellazione dei diritti dei lavoratori, compressione dei salari e pensioni; tagli e privatizzazione dei servizi, dalla sanità all’istruzione, dai trasporti all’assistenza sociale; diseguaglianza sociale e territoriale; tassazione antipopolare; sfratti, emarginazione sociale, abbandono e degrado nei quartieri popolari. L’offensiva capitalista contro la classe lavoratrice e i settori popolari prende forma con le politiche dell’Unione Europea e del governo Renzi attraverso il “Jobs Act”, “Buona Scuola”, “Sblocca Italia”, “Piano Casa” ecc. che schiacciano il salario e le condizioni di vita e di lavoro al livello più basso possibile per rispondere agli interessi capitalistici, garantendo i profitti dei parassiti della società: padroni, banchieri, palazzinari, affaristi, speculatori finanziari, che impongono il loro “ordine sociale” antipopolare con la repressione e la “pace sociale” sul fronte interno e con la guerra imperialista e il saccheggio sul fronte esterno, generando sfruttamento, povertà, immigrazione e guerra tra poveri, e un futuro negato ai giovani, recluso tra tirocini, stage, lavoro gratuito e sottopagato.

La regione Sicilia ha il più alto tasso di disoccupazione a livello nazionale, che supera il 22% nella provincia di Messina a livello complessivo e oltre il 51% a livello giovanile. A questo si legano condizioni di lavoro sempre peggiori, con la riduzione dei salari reali mentre si intensifica lo sfruttamento tramite la “flessibilità”, riduzione dei diritti e libertà sindacali, l’incremento della produttività e dei ritmi di lavoro, in cui la disoccupazione di massa viene utilizzata dai capitalisti come leva e minaccia per soddisfare i propri appetiti di profitto. Dalle istituzioni provengono ogni giorno proclami per combattere la “piaga della disoccupazione”, in particolare quella giovanile, partorendo programmi ad hoc che annunciano come soluzione per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro (ad esempio il progetto europeo di “Garanzia Giovani”) ma che in realtà servono solamente a riciclare i disoccupati e offrire manodopera gratuita, usa e getta, ai padroni che ingrossano i propri profitti in cambio di “esperienza” in tirocini, apprendistato, alternanza scuola-lavoro ecc. In questo modo, lavoratori e disoccupati, sia giovani che adulti, sono costretti o ad esser impiccati a eterni e insopportabili mutui o a pagare affitti che incidono altamente sul salario reale o vivere per strada. Contemporaneamente vengono tagliati e privatizzati molti servizi, dai trasporti alla sanità ai servizi sociali, che impediscono il più delle volte l’accesso a questi servizi fondamentali per la persona, dalle cure mediche alla mobilità, ma anche all’istruzione per i figli delle classi popolari. Dallo sfruttamento lavorativo, alla casa, ai servizi, i problemi dei settori popolari e della classe lavoratrice derivano sempre dal regime capitalistico che sottopone tutto alle sue leggi del mercato, del profitto, della rendita finanziaria e immobiliare, funzionali all’accumulazione capitalista nelle mani di un pugno di parassiti al cui servizio ci sono le istituzioni (e i loro partiti politici) garanti della “legalità e ordine” del sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

La recente “crisi idrica” che ha colpito Messina, così come i casi di ruberie, corruzione, trasformismi, dimostrano come le istituzioni ad ogni livello siano solo un “comitato d’affari” della borghesia non in grado di rispondere e garantire i bisogni fondamentali delle masse popolari, tantomeno un lavoro stabile e una casa per tutti e tutte. Il regime socio-economico e politico capitalista, come dimostrato in ogni paese capitalista, non è in grado di utilizzare a pieno la forza lavoro e garantire condizioni di vita di benessere a tutti (in relazione allo sviluppo delle forze produttive) sia nei paesi capitalistici cosiddetti avanzati che nel resto del mondo. Nonostante l’elevato sviluppo tecnologico e scientifico sempre più persone vivono in stato di povertà e cresce il livello di diseguaglianza sociale e territoriale, non certo perché mancano i soldi o perché il lavoro non c’è. Tutto il contrario. Basta guardare il nostro territorio per vedere come, per fare un esempio, l’emergenza idrogeologica necessiterebbe la pianificazione di un grande piano per la sicurezza che permetterebbe l’assunzione di migliaia di disoccupati, lo stesso vale per l’edilizia pubblica fatiscente e insufficiente con il recupero di numerosi immobili sfitti che permetterebbero di aumentare il numero di alloggi popolari disponibili e l’occupazione di migliaia di lavoratori edili senza lavoro, rispondendo così ai bisogni reali esistenti. La stessa desertificazione industriale e infrastrutturale a cui è sottoposto il meridione, e in particolare la Sicilia, con grande ricaduta a livello occupazionale, è causa di una divisione del lavoro regolata dal profitto di pochi, in cui il sud diviene solo discarica delle industrie del nord e serbatoio di risorse e manodopera per il resto del paese lasciando qui inquinamento e disastri ambientali.

Solo un movimento organizzato dei lavoratori stessi può fermare l’attacco padronale alle condizioni di vita e di lavoro, rifiutando passività, legalitarismo, collaborazionismo, entrando nella scena politica imponendo le proprie necessità vitali praticando la lotta di classe con ogni forma di lotta adeguata e funzionale ai propri interessi: rivendichiamo una casa per tutti con l’espropriazione degli immobili sfitti e canone popolare, blocco di sfratti, taglio di acqua, luce e gas per morosi incolpevoli e pignoramenti e messa all’asta da parte delle banche delle case delle famiglie popolari; sostegno agli occupanti di case in lotta per il diritto all’abitare; un lavoro stabile con pieni diritti per tutti, ripristino della contrattazione collettiva, fine della precarietà e flessibilità, parità di diritti e di salario tra lavoratori e lavoratrici, tra lavoratori italiani e immigrati, redistribuzione del lavoro esistente con la diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario, salario minimo garantito per tutti i lavoratori e sostegno senza condizioni e di carattere indefinito ai disoccupati a carico del padronato in grado di soddisfare i bisogni essenziali di tutti; piano straordinario per l’edilizia pubblica e la cura del territorio con assunzione di migliaia di disoccupati; nazionalizzazione e gestione operaia delle imprese che licenziano, dei settori strategici e delle banche sotto controllo popolare; ampliamento e rispetto delle misure di sicurezza nei posti di lavoro sotto il controllo dei lavoratori; blocco delle esternalizzazioni e privatizzazioni (come la Multiservizi a livello comunale) delle municipalizzate, dei servizi sociali, del trasporto, sanità e istruzione, che devono esser esclusivamente pubblici, gratuiti e accessibili a tutti; stop alla tassazione interamente caricata sulle spalle dei settori popolari, dai lavoratori dipendenti agli autonomi e piccoli commercianti; riqualificazione dei quartieri popolari sotto il controllo popolare; più spesa sociale, meno spesa militare.

La fallimentare “esperienza Accorinti” dimostra come le aspirazioni e bisogni delle masse popolari non possono trovare realizzazione all’interno del recinto della gestione – compatibilità con il capitalismo, il Patto di Stabilità, l’Unione Europea, l’Euro e la NATO. E’ necessario mobilitarsi e organizzarsi, prendendo nelle nostre mani il futuro lottando nel presente per modificare i rapporti di forza a nostro favore: il corteo del 19 dicembre può esser un importante punto di partenza per il rilancio delle lotte e la costruzione dell’unità di classe in un fronte unitario dei lavoratori e dei settori popolari della città, forgiando un’alleanza sociale basata sui bisogni reali delle masse popolari, costruendo il contrattacco di classe per il potere popolare e un sistema diverso e superiore dove la pianificazione economica è rivolta al soddisfacimento dei bisogni del popolo in armonia con l’ambiente. Questo sistema è il socialismo-comunismo.

LAVORO CON DIRITTI, SALARIO E CASA PER TUTTI/E; SERVIZI PUBBLICI E GRATUITI;

IN OGNI POSTO DI LAVORO, IN OGNI QUARTIERE, IN OGNI SCUOLA

ORGANIZZATI E LOTTA CON IL PARTITO COMUNISTA

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