Un continuo disastro sociale

I nodi vengono al pettine, in modo sempre più drammatico per i ceti popolari. Da lunedì (4/11), centinaia di famiglie della provincia di Messina si sono visti “sospesi” il servizio d’assistenza per il trasporto dei loro figli disabili alle proprie scuole superiori. Servizio d’assistenza e trasporto svolto dalla Coop. Genesi che da questa mattina ha dovuto sospendere (ma non risulta al momento alcuna prospettiva reale che il servizio possa riprendere)  il servizio a causa della fine del finanziamento stanziato in emergenza dalla Provincia di Messina di 216.000 euro. Obbligatorietà del servizio che non viene garantita a causa della “mancanza di risorse” da parte della provincia, a cui la Regione non ha inviato il finanziamento che aveva promesso il governatore Crocetta solo pochi giorni fa. Al vero e proprio crimine della mancanza di un servizio d’assistenza essenziale, si aggiunge (particolare non secondario) il fatto che un centinaio di lavoratori della Cooperativa vedono messo a rischio seriamente il loro lavoro. Ad essere colpiti ormai sono anche i servizi minimi che questo sistema non riesce a garantire neanche alle fasce più sensibili della popolazione. Come è il caso del taglio agli insegnanti di sostegno, che ha colpito centinaia di studenti disabili siciliani che non possono usufruire di un servizio per loro vitale, la cui assenza spesso costringe i genitori a non poter mandare i loro figli a scuola.

Il governatore Crocetta, continua nella sua politica di sola facciata e promesse; eletto da una minima porzione della popolazione siciliana, al grido del “cambiamento” e della “rivoluzione” si dimostra giorno dopo giorno solo un continuatore delle politiche anti-popolari. Il suo “modello Sicilia” così tanto decantato a livello nazionale nei suoi tentativi di scalata politica, si dimostra concretamente essere un disastro sociale per i lavoratori, disoccupati, precari, ceti popolari. A livello di politiche della sanità, il governo Crocetta sta proseguendo sul solco Cuffaro-Lombardo, con le pratiche di privatizzazioni e esternalizzazioni che giorno dopo giorno colpiscono sempre più lavoratori e cittadini. Dalla TESEOS di Messina con la svendita ai privati del servizio di riabilitazione e con la minaccia di licenziamento per oltre 100 lavoratori e il servizio seriamente messo a rischio per i bisognosi, al via libera dato alla maxiclinica privata Humanitis di Catania: le sofferenze dei malati sono affari per i privati nel contempo che si taglia la sanità pubblica per le famose esigenze di  “bilancio”. Non dimentichiamo la morte di qualche giorno fa di Raffaele Pennacchio, malato di SLA, morto davanti a Montecitorio a seguito della protesta contro il taglio del servizio d’assistenza domiciliare ai malati di SLA sancito dalla legge di stabilità varata dal governo nazionale. Questo colpisce particolarmente la Sicilia, essendo tra le regioni d’Italia col più alto numero di malati di SLA (oltre 300). Nell’ambito della sanità, del mondo delle esternalizzazioni, privatizzazioni e dei servizi, si annidano i mille intrecci del clientelismo e dell’affarismo di politicanti e imprenditori.

Per i lavoratori, precari, disoccupati non c’è nessun “cambiamento”.  Gli oltre 30.000 precari dislocati tra enti locali, Sanità, scuola e Regione, nonostante le rassicurazioni e le promesse di Crocetta vedono la prospettiva della stabilizzazione sempre più come un miraggio (così come i forestali). Ci ricordiamo delle promesse fatte ai precari degli enti locali durante la protesta che portò all’occupazione della Cattedrale di Palermo, durante la quale Crocetta rassicurò (in cambio della smobilitazione) i lavoratori promettendo la stabilizzazione. Noi, all’epoca, mettemmo subito in guardia i lavoratori a non credere alle promesse, ed oggi con la modifica al Decreto 101 i fatti dicono che il futuro non prospetta nulla di positivo.

Per quello che giorno dopo giorno le classi popolari subiscono, non basta l’indignazione né l’attesa messianica dei salvatori di turno, politicanti di un teatrino istituzionale che scaricano le colpe gli uni su gli altri, sia a livello regionale, che nazionale, che regionale-nazionale. Abbiamo tutti assistito in questi giorni, alla falsa andata in scena all’ARS sulla sfiducia al governo Crocetta. Non è cambiando le facce dei gestori del sistema che ci saranno cambiamenti positivi per le classi popolari, il sistema è giunto ormai alla sua fase culminante di putrefazione e parassitismo… che non ha nulla da dare alla classe lavoratrice e ai settori popolari. I cambiamenti possono arrivare solo con la mobilitazione, la lotta e la pressione che saremo in grado di esercitare, giorno dopo giorno, battaglia dopo battaglia.

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