Sul grave incidente al cantiere navale Palumbo di Messina

Passati alcuni giorni non è stata ancora fatta luce sul grave incidente avvenuto al cantiere navale “Palumbo” occorso ad un operaio rumeno di una ditta esterna sub-appaltratrice, rimasto paralizzato dal collo in giù dopo una caduta dal portellone di una nave ferma nel bacino di carenaggio per lavori.

Solo il sindacato Flmu-Cub, denunciando il fatto che “casualmente” era fuori-uso proprio la telecamera attiva solitamente in quel luogo, ha rotto il silenzio profondo che è calato su questo evento preceduto dalla immediata e preventiva assoluzione da ogni responsabilità della proprietà e della ditta perché il fatto non sarebbe “avvenuto durante l’orario di lavoro”.

Senza entrare – al momento – nel merito su cui le indagini degli organi preposti faranno il loro corso, come Partito Comunista – Messina riteniamo che il fatto non possa esser slegato dalla questione delle condizioni di lavoro e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro che anche nella nostra città e provincia presenta il suo drammatico bollettino di guerra di morti e infortunati nell’indifferenza complice delle istituzioni, statali e locali, con Confindustria e padronato.

Questo drammatico evento deve al contrario aprire gli occhi sulle pessime e anacronistiche condizioni di lavoro e di insicurezza, sottopagati, senza diritti e senza tutele, a cui sono sottoposti in particolare gli operai nella giungla del sub-appalto fino all’estremo di esser costretti a dormire in cantiere dopo il turno di lavoro come in questo caso. E’ in questo contesto che è avvenuto l’incidente, pertanto è inaccettabile che si possa trattare la vicenda (al di là degli eventuali rilievi penali) parlando di “sfortunata fatalità” o di “cause ignote” da attribuire all’operaio, trattandosi al contrario delle estreme conseguenze di un sistema di sfruttamento in cui la prevenzione e sicurezza, viene subordinata e sottomessa alle esigenze dell’estrazione del massimo profitto padronale.

Nell’esprimere la nostra vicinanza e solidarietà all’operaio che dovrà affrontare una grave disabilità per il resto della sua vita, ribadiamo la necessità di rompere attraverso l’unità, la lotta e l’organizzazione di classe il muro di silenzio nei luoghi di lavoro dove viene imposta una “pace” a beneficio del padronato che nella realtà si traduce nella “pace dei cimiteri” per i lavoratori.

Messina, 21/02/2020

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