Elezioni Sicilia, il Partito Comunista invita i lavoratori a non votare per nessun candidato e lista

Il Comitato Regionale Siciliano del Partito Comunista in relazione al voto del 5 novembre, confermando la posizione già espressa in precedenza, dichiara che tutti i candidati e liste presenti nella competizione elettorale per il rinnovo del parlamento regionale e della carica di governatore sono accumunati dall’unico programma – con qualche minima sfumatura diversa – che difende esclusivamente gli interessi complessivi della classe padronale, che sono incompatibili e inconciliabili con quelli dei lavoratori e che pertanto non hanno nulla da guadagnare da queste elezioni.

Il teatrino della campagna elettorale contraddistinto dal trasformismo, opportunismo, clientelismo e carrierismo, evidenzia come le diverse liste e candidati siano perfettamente interscambiabili tra di loro, iscrivendosi nella piena compatibilità con le leggi del sistema capitalistico che genera crisi, sfruttamento, guerre, disoccupazione, diseguaglianza sociale e territoriale, povertà.

Attraverso i meccanismi delle burocrazie e apparati istituzionali e clericali, dell’associazionismo, dei padronati e sindacati collaborazionisti, con le consuete pratiche clientelari, promesse e illusioni elettorali, stanno cercando in ogni modo possibile di ingannare i lavoratori per intrappolare il loro voto sotto bandiere e simboli a loro estranei.

Il nostro appello ai lavoratori e lavoratrici, della città e della campagna, ai lavoratori autonomi e della pesca, disoccupati, pensionati, alla gioventù d’estrazione popolare è quello di rifiutare questa scelta interna al campo capitalistico, caratterizzata da false argomentazioni, temi e proposte che non riguardano minimamente i problemi e questioni fondamentali dei lavoratori e dietro le quali si celano esclusivamente gli interessi di grandi gruppi economici, padroni (mafiosi o no), banchieri, palazzinari, speculatori, affaristi, che continueranno a spartirsi la torta nel comitato d’affari rappresentato dal parlamento regionale.

Un voto che quindi andrebbe solo a legittimare e rafforzare le politiche antipopolari e antioperaie applicate dai governi nazionali e regionali in questi anni, funzionali al grande capitale, che rendono irrealizzabile ogni sviluppo economico e riscatto sociale per la nostra terra, e sul cui terreno si sviluppa anche la mafia in un tutt’uno col sistema di sfruttamento capitalistico. Ciò è dimostrato anche dalla querelle sui cosiddetti “impresentabili” che ha smascherato il livello di collusione mafiosa all’interno delle liste, riflesso di quella nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione, e la sua relativa “chiamata” al voto.

Qualsiasi alchimia verrà trovata all’indomani del voto per formare la maggioranza di governo, come con i governi Cuffaro, Lombardo e Crocetta, si proseguirà nel solco del rispetto dei vincoli di bilancio e dei patti di stabilità, delle direttive nazionali ed europee, sostegno alla reddittività delle grandi imprese, tagli e privatizzazioni dei servizi fondamentali, saccheggio delle risorse da parte dei monopoli multinazionali, nel ruolo disegnato dalle classi dominanti per la Sicilia, che è quello di essere una piattaforma di guerra, con decine di basi e installazioni USA/NATO, sottosviluppata alla periferia del capitalismo italiano nel conglomerato imperialista dell’UE e della NATO dove la “questione meridionale” rimane attuale e irrisolta.

Musumeci (ex MSI e AN sostenuto da Berlusconi-Salvini-Meloni) e Micari (PD-Alfano, renziano di ferro), per il centro-destra e centrosinistra, con le liste e partiti a sostegno, sono in perfetta continuità e linea con i precedenti governi del condannato per mafia Cuffaro e Lombardo (entrambi pesantemente coinvolti nelle liste a sostegno di Musumeci) e Crocetta (temporaneamente messo da parte in cambio di un posto alle prossime nazionali) – così come dei rispettivi e cogestiti governi nazionali – di macelleria sociale degli ultimi decenni agli ordini del padronato nazionale e internazionale, di Confindustria, dell’UE e dalla NATO.

Anche le candidature di Cancellieri per il M5S e di Fava per la “sinistra”, sono perfettamente compatibili col campo capitalistico e non rappresentano alcuna alternativa/rottura. La visione di radicalismo piccolo-borghese del M5S del primo periodo si è già affievolita, incapace di andare al di là di una critica aclassista e legalitaria al “malcostume politico” della classe dirigente, ha completato il processo di piena integrazione, subalternità e compatibilità con i settori dominanti dell’economia e contro i lavoratori.

La lista Fava-Navarra, controllata da Articolo 1-MDP e Sinistra Italiana, forze politiche estranee alla classe lavoratrice, è strutturalmente appartenente al campo avverso assumendo solo una maschera più “sociale”. Le forze e ceti politici che la compongono sono complici delle politiche antipopolari propugnate col PD, col sostegno ai vari governi di centrosinistra, compreso quello di Crocetta, così come con la linea collaborazionista nei sindacati, fino ai strutturali legami con settori del capitale. Nei curriculum politici dei due maggiori esponenti di questa lista, Fava e Navarra, troviamo piena continuità con il centrosinistra, il PD e le sue politiche. Era chiaro fin dall’inizio che questa lista, inizialmente guidata dal cavallo di troia Navarra (ex PD e dirigente di Articolo 1-Mdp), non rappresentava alcuna discontinuità e alternativa, ma solo un’operazione elettoralistica interna al campo del centrosinistra in vista delle elezioni nazionali che non risponde in alcun modo agli interessi dei lavoratori e dei settori popolari siciliani.

La posizione di netto rifiuto espressa fin dal primo momento dal Partito Comunista a questa lista ha trovato piena conferma nei suoi sviluppi nel quale registriamo ancora una volta invece la scelta del gruppo dirigente del “PRC” di accodarsi ad alleanze con forze borghesi ampiamente screditate agli occhi dei lavoratori e dei settori popolari, e le tergiversazioni del “PCI” uscito in seguito per dissensi sulla composizione della lista ripiegando tardivamente su altri percorsi.

Da parte nostra ribadiamo che i tatticismi elettorali e la linea della cosiddetta “unità della sinistra”, estranei agli interessi dei lavoratori e dei settori popolari e alla visione strategica dei comunisti, non solo risultano inutili e fallimentari, ma continuano a minarne la necessaria indipendenza e autonomia della classe operaia e degli strati popolari. Inoltre, sono incompatibili con il processo di ricostruzione comunista in Italia, nel cui quadro ci muoviamo, e dell’”unità comunista” che necessita di una visione strategica comune e non di accordi politicisti e verticistici, dettati dalle contingenze elettorali, che esulino dalla necessità di trovare un percorso politico basato su visioni comuni e senza illusioni riformistiche di alcun tipo.

Prendendo atto quindi che non si sono create le condizioni, prima di tutto politiche, per la presentazione di una lista comunista e di classe, come da noi proposto per fare delle elezioni regionali un ulteriore campo di battaglia di classe, chiamiamo ad annullare la scheda elettorale in quanto nessuna delle opzioni rispecchia gli interessi delle classi popolari e neppure parzialmente potrà segnare un miglioramento per esse. Questa è l’unica arma in mano ai lavoratori in queste condizioni per inviare un messaggio di sfiducia e rifiuto della linea politica dei padroni, dei loro partiti e istituzioni in queste elezioni.

Proseguiamo nel nostro percorso di costruzione di una solida e radicata presenza dei comunisti tra i lavoratori e le classi popolari della nostra regione e propugnare la loro organizzazione, unità e le lotte di classe nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, nelle scuole e territori in rottura con il capitalismo, l’UE e la NATO, per il potere dei lavoratori e un’Italia socialista.

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