Con i lavoratori dei treni a lunga percorrenza e traghettamento dello Stretto

Con l’annuncio della rimodulazione da parte della società Rfi del servizio di traghettamento dello Stretto e dei treni a lunga percorrenza che collegano la Sicilia al resto del paese, la nostra regione rischia seriamente di esser esclusa dal collegamento su rotaie, per passeggeri e merci, cancellando la continuità territoriale tra l’Isola e il continente a pochi anni dalla retorica celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Con l’entrata in vigore del nuovo orario estivo, nel mese di Giugno, i tagli dovrebbero colpire 5 treni a lunga percorrenza da Siracusa e Palermo verso Roma e Milano che comporterà per migliaia di viaggiatori che giornalmente usufruiscono di questo servizio essenziale di trasporto, il doversi recare da ogni angolo della Sicilia a Messina con mezzi propri, pullman o treni regionali per poi attraversare lo Stretto raggiungendo Villa S. Giovanni (e viceversa) tramite il servizio del traghettamento veloce exMetromare. Questo nuovo attacco da parte del “Gruppo F.S.I. S.p.A” e del governo Renzi pone a rischio circa un migliaio di posti di lavoro, nel particolare: 500 ferrovieri marittimi, 180 addetti alla manovra di Messina e Villa. S.G., 50 ferrovieri impiegati da Trenitalia, 200 addetti alla manutenzione e officine e circa 100 lavoratori dell’indotto.

Un attacco che è in continuità con i precedenti, considerando che dal 2007 ad oggi si è passato da 14 treni ai soli 5 di oggi, con una riduzione del 60% dei posti di lavoro. Fino al 14 dicembre 2008 l’offerta di trasporto dalla Sicilia verso il centro-nord prevedeva quattro treni per Milano, due per Torino, cinque per Roma, uno per Venezia, per un totale di 6.162 posti. Nel Dicembre 2011, il governo Monti soppresse il Palermo – Torino (Treno del Sole) che per 57 anni ha collegato la penisola; il Palermo – Milano (Conca d’Oro), il Catania – Milano (Freccia del Sud) e il Siracusa – Torino (Treno dell’Etna). Ad oggi il collegamento è composto da 2 treni diurni Palermo – Roma (InterCity 728 e InterCity 730) e due notturni (InterCityNotte 1954 e InterCityNotte 1958); 2 treni diurni Siracusa – Roma (Intercity 722 e Intercity 724) e due notturni (InterCityNotte 1956 e InterCityNotte 1960); 1 treno notturno Palermo – Milano (InterCityNotte 782) e 1 treno notturno Siracusa-Milano (InterCityNotte 784) che passa dalla linea tirrenica (per Genova) con quasi 22 ore di viaggio. Oltre la soppressione di 9 treni a lunga percorrenza va considerata la drastica riduzione dei vagoni.

Col progetto in campo che sarà presentato ai sindacati il prossimo 2 Febbraio a Roma, si giunge al punto più basso, con la prospettiva della totale dismissione del servizio dei treni a lunga percorrenza e delle 2 Navi a 4 binari che consentono l’attraversamento dello Stretto dei treni e quindi la continuità territoriale. Un attacco questo che parte da lontano, già dagli anni ’80 e che si relaziona con l’inizio del processo di trasformazione da Azienda Autonoma delle FS al nuovo ente pubblico “Ferrovie dello Stato”, attraverso la legge 1º gennaio dell’anno 1986, con l’applicazione della legge 17 maggio 1985, n. 210, a cui segue poi nel 1992 la nascita di Ferrovie dello Stato – Società di Trasporti e Servizi per azioni, con lo scorporo dell’Impresa Ferroviaria dal Gestore Infrastruttura come da direttive europee. La ristrutturazione portò al 15 dicembre 2000, alla trasformazione dell’impresa in Ferrovie dello Stato Holding Srl e infine alla F.S.I. S.p.A. nel Giugno del 2011 con il Gruppo FSI che comprende 15 società di cui 5 partecipate dai privati. Il continuo spacchettamento e terziarizzazione hanno negli anni indebolito il trasporto ferroviario pubblico causando il peggioramento del servizio e la conseguente disaffezione dei fruitori costretti fra inefficienze e disservizi a scegliere altri mezzi di trasporto, favorendo tra l’altro il traghettamento privato con lo spostamento del trasporto merci sul gommato pesante e l’incentivazione agli autoveicoli e passeggeri ad attraversare lo Stretto con la flotta privata Caronte&Tourist di proprietà del Gruppo Franza. Il progetto di dismissione parte da molto lontano ed è nei progetti del Gruppo F.S. per una scelta strategica ben precisa, a partire dal peggioramento del servizio di traghettamento pubblico, continuamente declassato e fornito di navi sempre più vecchie.

Proprio la “carenza di clientela” e “le perdite” sarebbero oggi le motivazioni per procedere alla soppressione dei treni a lunga percorrenza mentre allo stesso tempo la Regione Sicilia preannuncia investimenti nell’alta velocità e parla di ammodernamento del servizio, considerando antiquato il trasporto attraverso le navi a 4 binari che comportano almeno due ore di operazioni. Questi annunci, così come la lettera inviata all’assemblea unitaria dei lavoratori da parte del deputato NCD V. Garofalo, della comm. Trasporti della Camera, dove assicura che nessun posto di lavoro sarà perso, servono solamente a confondere la situazione e rallentare la mobilitazione dei lavoratori. Il governo Renzi e quello regionale, entrambi a guida PD insieme al centrodestra, pretendono di scambiare la continuità territoriale con il trasporto pendolari per l’attraversamento dello Stretto e l’alta velocità nell’Isola, quando in realtà il primo è un servizio minimo già previsto e che non può esser messo in relazione col servizio dei treni a lunga percorrenza, mentre per il secondo si tratta di un vacuo progetto di cui ad oggi esiste solo l’annuncio delle intenzioni e su cui facciamo notare il pessimo stato delle infrastrutture ferroviarie regionali, tra cui ad esempio la tratta a binario unico tra Patti (Me) e Castelbuono (Pa) e le pessime condizioni delle tratte Catania-Caltanissetta-Agrigento, che colpiscono e ledono quotidianamente il diritto alla mobilità di centinaia di pendolari, studenti, lavoratori e disoccupati che usufruiscono di questo servizio subendo ritardi, disagi e cancellazioni.

A difesa del lavoro e del diritto alla mobilità per tutti e tutte

Alla base di questa decisione così come a quella dello spacchettamento e del processo di privatizzazione dell’azienda FSI S.p.A., ci sono solo interessi economici basati sulla logica del profitto dei pochi a danno del lavoro e del diritto alla mobilità dei molti. FSI S.p.A. si muove sulle logiche del mercato e del profitto e non della fornitura di un servizio pubblico, infatti, attua una cieca strategia esclusivamente a vantaggio dell’alta velocità che ha come conseguenza un notevole innalzamento delle tariffe e la simultanea riduzione dei treni a lunga percorrenza, come i treni notte e quelli a basso costo, che saranno rimpiazzati con le “Frecce” che sono fonte di maggiore profitto.La soppressione completa o la rimodulazione del servizio dei treni a lunga percorrenza e del servizio di traghettamento, sia passeggeri che merci, procureranno al governo un “risparmio” di 47 milioni di euro annui nel primo caso (trasporto passeggeri) e di 100 milioni di euro annui nel secondo (merci). Quest’ultimi aspetti non possono esser scissi dal processo di privatizzazione che è, appunto, un obiettivo di questo governo (con la messa sul mercato del 40% di FSI S.p.A.) e che si poggia sul “4° Pacchetto Ferroviario” adottato il 30 Gennaio 2013 da parte della Commissione Europea che prevede un pacchetto di misure per generalizzare in tutta Europa la privatizzazione del settore ferroviario, già in atto, con il fine di creare in ogni paese dell’UE dei monopoli privati​​, al posto dei monopoli pubblici storici e rompere in questo modo lo status e le attuali migliori condizioni di lavoro dei lavoratori delle ferrovie. Come negli attacchi contro i lavoratori dell’energia, delle poste e delle telecomunicazioni, i ferrovieri degli operatori pubblici storici sono riorganizzati in diverse entità, di volta in volta più indipendenti, in vista della loro privatizzazione futura. Allo stesso modo, le condizioni di lavoro, di formazione, di remunerazione dei ferrovieri sono fortemente attaccati al fine di massimizzare i profitti, la sicurezza dei viaggiatori è così minacciata pur essendo i prezzi dei biglietti in costante aumento. La crisi generale ed organica del capitalismo si manifesta così anche in questo settore e i ferrovieri subiscono gli stessi attacchi della classe operaia.

L’assemblea sindacale del 23 Gennaio e la necessaria risposta organizzata dei lavoratori

Lo scorso 23 Gennaio si è svolta al salone dei Mosaici della Stazione Marittima di Messina una partecipata assemblea dei lavoratori che ha segnato la sostanziale unità sindacale delle segreterie regionali che in modo compatto hanno posto al primo punto del tavolo convocato a Roma il prossimo 2 Febbraio, la non disponibilità a trattare sulla dismissione del servizio e la perdita di posti di lavoro. L’alta partecipazione alla prima assemblea è un ottimo segnale così come l’unità delle sigle sindacali, che facilita in questa fase la mobilitazione generale dei lavoratori e delle lavoratrici che in molti interventi hanno dimostrato combattività e presa di coscienza di ciò che sta per abbattersi sul loro futuro se non saremo in grado di bloccare questo progetto, prendendo esempio anche dalle dure lotte degli anni passati nell’area dello Stretto e nel resto d’Italia.

Tutte le categorie di lavoratori che sono coinvolte in questo servizio (dalla manutenzione, alle pulizie, al ferroviere, all’impiegato, al personale d’assistenza ecc…) al di là della forma stessa di contratto, sono coinvolti in questa lotta dal grande potenziale di conflittualità che deriva anche dalla capacità di solidarizzare tra le categorie differenti, senza frammentazione, dando vita ad una necessaria organizzazione unitaria che metta in campo le forme di lotta adeguate al raggiungimento dell’obiettivo: dagli scioperi, ai blocchi, alle occupazioni. Senza illusioni in questo o quel politicante di turno, in questo o quel burocrate sindacale. Consideriamo fondamentale per l’organizzazione della lotta e per dare vita ad una reale conflittualità, che i lavoratori si organizzino dal basso in un Fronte Unitario dei Lavoratori, fuori dai soliti meccanismi concertativi al ribasso delle cupole del sindacalismo collaborazionista, senza la delega passiva e attraverso comitati unitari di lotta e le assemblee; solo in questo modo si potrà avere la garanzia che un futuro accordo risponda alle necessità e interessi dei lavoratori, evitando che il sindacato firmi accordi peggiorativi come spesso accade.

Un altro aspetto fondamentale, sarà la capacità di allargare il fronte della lotta in tutta la regione e non solo, sia a livello territoriale partendo dalle principali città e paesi di provincia, sia sul piano dei soggetti da coinvolgere nella lotta, come i normali fruitori del servizio, attraverso campagne informative che saranno dirette dai comitati autorganizzati.

Né tagli, né dismissione, né privati: nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori

Il Partito Comunista esprime la ferma e totale opposizione al progetto del Gruppo F.S.I. S.p.A. e del Governo Renzi, così come alla debole e complice posizione del governo regionale, contro qualsiasi ipotesi di taglio o dismissione del servizio, e chiama alla lotta organizzata, contro gli interessi degli armatori privati, contro il processo di privatizzazione della società “Ferrovie dello Stato S.p.A.” nei programmi del governo Renzi e il “4° pacchetto ferroviario” dell’Unione Europea, perché nessun posto di lavoro e diritto sia toccato e venga garantito il diritto alla mobilità per tutti e tutte e la continuità territoriale.

Non si tratta di una posizione di difesa di interessi particolari, anzi! Noi consideriamo che il trasporto pubblico ferroviario (merci e viaggiatori) vada difeso e migliorato liberandolo dal parassitismo della smania capitalista del profitto, solo così è possibile garantire la soddisfazione dei bisogni popolari in materia di trasporto ferroviario, con la completa e assoluta esclusione degli interessi privati e della concorrenza nel settore. Per questo rivendichiamo la nazionalizzazione delle “F.S.I. S.p.A.” sotto il controllo dei lavoratori, per un monopolio pubblico e unificato rivolto esclusivamente alla soddisfazione dei bisogni popolari.

Pertanto consideriamo necessario estendere a livello nazionale questa lotta, estenderla per creare un ampio fronte unitario che vada dalla rivendicazione per la difesa del posto di lavoro e per la fruizione di un efficiente servizio, a coinvolgere, nei territori e in tutti i luoghi di lavoro, le lavoratrici ed i lavoratori per lottare contro i licenziamenti, i tagli, lo sfruttamento, la disoccupazione, la precarietà, per il diritto a servizi pubblici efficienti, di qualità e accessibili a tutti, per il diritto alla salute e ad un ambiente sano, in altre parole per superare tutte le diseguaglianze continuamente partorite dal sistema capitalistico, fra cui la cosiddetta “questione meridionale”.

Nessun posto di lavoro deve esser toccato!

Diritto alla mobilità per tutti/e!

Decida chi lavora!

Organizzare la resistenza unitaria dei lavoratori, costruire l’offensiva!

Nazionalizzazione delle FSI sotto il controllo dei lavoratori!

Partito Comunista – Comitato Regionale Sicilia

One Response to Con i lavoratori dei treni a lunga percorrenza e traghettamento dello Stretto

  1. rosario ha detto:

    sono un vecchissimo precario delle navi traghetto e ni sono stancato di sentire le stesse cose mi son dovuto fare la valigia e ripartire grazie a rfs e tutti quelli che comandano.

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