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Torna la falce e martello. Anche in Sicilia vota comunista.

ANCHE IN SICILIA VOTA COMUNISTA
Torna la falce e martello in #Sicilia. Cerca e vota la lista del Partito Comunista.

Anche in Sicilia sarà presente lo storico simbolo dell’emancipazione dei lavoratori nella scheda elettorale delle prossime elezioni politiche. 2.500 sono state le firme raccolte e depositate a sostegno delle liste del Partito Comunista alla Camera e al Senato, frutto della straordinaria mobilitazione dei militanti che con grande abnegazione e spirito di dedizione insieme a decine di simpatizzanti hanno raggiunto in poche settimane migliaia di lavoratori, giovani, disoccupati, precari, agricoltori, pensionati che hanno accolto con interesse la nostra proposta politica e un programma di rottura con il capitalismo, l’Unione Europea e il padronato per la trasformazione rivoluzionaria della società.

Saremo presenti in 5 collegi su 6 alla Camera, un risultato che rappresenta un segnale molto importante nel processo di ricostruzione comunista in Sicilia. Questo nonostante una legge elettorale antidemocratica, farraginosa e fuorviante che ci ha indotto in un errore nelle liste per il Senato che ha portato alla momentanea esclusione di esse, sulla quale faremo immediato ricorso per far rispettare la chiara volontà espressa da migliaia di cittadini che hanno convintamente sottoscritto le liste in un numero tre volte superiore al minimo richiesto.

Dal contadino Emanuele Feltri candidato all’uninominale di Catania al segretario regionale Alessandro D’Alessandro capolista a Palermo, le liste presentate sono composte da militanti impegnati nelle principali lotte nella nostra regione così come da lavoratori della città e della campagna che quotidianamente fanno attività nei loro luoghi di lavoro e che si impegneranno col Partito Comunista a portare avanti il suo programma rivoluzionario per rafforzare le lotte e l’organizzazione della classe lavoratrice in Sicilia. Dai centri di lavoro, alle lotte per la casa, dall’opposizione alle politiche antipopolari e guerrafondaie, contro l’oppressione mafiosa e padronale che terrorizza i lavoratori sfruttati e la devastazione dell’ambiente, alla difesa dell’istruzione, della sanità e trasporto pubblico, dell’agricoltura locale e piccoli commercianti, alla necessità dell’uscita dall’Unione Europea e della NATO, utilizzeremo le elezioni per dar voce e forza ai bisogni e interessi delle classi popolari che ogni giorno vivono sulla loro pelle i drammi di questo ingiusto sistema economico da abbattere.

Per un’#Italia Socialista, per il potere ai lavoratori!
Il #4marzo #votacomunista!

PC Messina: adesione al presidio Casa e Lavoro dell’Unione Inquilini e Comitato Operai Disoccupati

10959874_939198782778823_725433935136348253_nLa sezione “P.Secchia” del Partito Comunista di Messina aderisce, sostiene e partecipa al presidio “per il diritto alla casa e al lavoro” davanti al Comune di Messina organizzato per il 10 ottobre da Unione Inquilini Messina e Comitato Operai Disoccupati in occasione della V giornata mondiale “Sfratti zero”, condividendo la piattaforma e gli intenti di unità di classe in continuazione con lo spirito della manifestazione dello scorso 19 dicembre che portò in piazza diverse centinaia di operai, disoccupati, senza casa, inquilini, famiglie popolari della nostra città, pezzi di un unico fronte di settori sociali che maggiormente subiscono il peso della crisi capitalista scaricato su di essi dalle politiche antioperaie e antipopolari del governo nazionale e regionale, dell’UE e dell’amministrazione comunale.

Il dato di circa 500 sfratti esecutivi per morosità manifesta solo parzialmente come la casa sia un bisogno fondamentale che si moltiplica quotidianamente nella nostra città, dove la situazione è fortemente critica interessando centinaia di nuclei familiari popolari in attesa per l’assegnazione di alloggi popolari, impossibilitati a pagare affitti e mutui che incidono altamente sul salario reale e mutui, mentre oltre 10.000 alloggi, immobili pubblici e privati sono chiusi, inabitati e in stato di abbandono da anni e dove si continua a speculare facendo lievitare il mercato immobiliare a scapito della soddisfazione di un bisogno reale come quello della casa. L’esistenza da un lato di un numero enorme di edifici sfitti e dall’altro di un gran numero di proletari senza casa, che vengono sfrattati e costretti a vivere per strada o in case non adeguate dall’altra, è una delle contraddizioni più evidenti del capitalismo, la cui crisi si fa sempre più acuta e colpisce i settori popolari negli aspetti fondamentali della vita quotidiana: il lavoro e, di conseguenza, la casa. Questo è ancora più evidente in una città come Messina che ha un tasso di disoccupazione del 32,1%, il più alto tra le città d’Italia e che va ben oltre il 50% per la disoccupazione giovanile. Sempre più nuclei familiari o singoli licenziati o da anni senza lavoro che sono senza reddito e lavoratori che ricevono bassi salari stanno ingrossando le fila di coloro che non hanno una casa o rischiano di essere sfrattati per morosità. Contemporaneamente vengono tagliati e privatizzati molti servizi fondamentali, dai trasporti alla sanità all’istruzione, che ne impediscono il più delle volte l’accesso alle classi popolari aggravandone ulteriormente le condizioni di vita, come per tutti quei servizi sociali che saranno ulteriormente fortemente colpiti dal piano di riequilibrio dell’amministrazione comunale e del renziano ass. Eller in compatibilità con gli antipopolari “vincoli di bilancio” e “patti di stabilità” dell’UE.

Il Partito Comunista di Messina è coerentemente dalla parte dei lavoratori, disoccupati e dei settori popolari oppressi della città ed al fianco di tutti quei comitati, associazioni e sindacati che lottano per la soddisfazione dei diritti e bisogni reali, come il diritto alla casa e al lavoro, rifiutando la passività, il clientelismo, la sottomissione e i ricatti. La casa è una questione sociale e un bisogno primario che deve esser garantito a tutti e non una merce su cui speculare in modo parassitario da parte di pochi, un bisogno e diritto necessario e vitale che questo sistema e le sue istituzioni non garantiscono servendo gli interessi di mercato, delle fondazioni bancarie e assicurative, delle gerarchie ecclesiastiche e dei grandi proprietari privati, trattando la questione solo come un problema di ordine pubblico a protezione della rendita immobiliare e dell’accumulazione capitalista. E’ emblematico infatti come da un lato assistiamo alle insufficienze, all’immobilismo e inadempienza degli enti preposti a risolvere l’”emergenza casa”, con qualche palliativo di facciata e nessun intervento strutturale, dove anzi arrivano solo provvedimenti che favoriscono sempre palazzinari, banche e speculatori mentre dall’altro sono cresciuti del 150% gli sfratti con l’uso della forza pubblica.

Rivendichiamo politiche di riqualificazione e rafforzamento dell’edilizia popolare pubblica, recupero di immobili e aree, sostegno a pratiche di autorecupero e autogestione che combattono il degrado, il disagio e l’esclusione sociale di fronte al vuoto da parte dell’amministrazione e Governo e che possono impiegare centinaia di operai edili oggi disoccupati; affitti commisurati al salario percepito; la requisizione e destinazione ad uso abitativo a canone sociale dei grandi patrimoni immobiliari sfitti pubblici e privati; il blocco degli sfratti per “morosità incolpevole” e del taglio delle utenze per contingente impossibilità di pagamento di cui deve assumersi l’onere lo Stato; no alla vendita all’asta delle case delle famiglie popolari; no alle politiche di liberalizzazione degli affitti e di privatizzazione del patrimonio pubblico; rifiutiamo l’art.5 del “Piano Casa” che è un attacco al diritto di esistere negando i diritti basilari e ne chiediamo la sua disapplicazione per quanto riguarda la residenza e gli allacci di luce, acqua e gas.

Dallo sfruttamento lavorativo, alla casa, ai servizi, i problemi dei settori popolari e della classe lavoratrice derivano sempre dal regime capitalistico che sottopone tutto alle sue leggi del mercato, del profitto, della rendita finanziaria e immobiliare, funzionali all’accumulazione capitalista nelle mani di un pugno di parassiti al cui servizio ci sono i loro partiti politici e istituzioni garanti del sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Per questo riteniamo che la lotta per la casa non è un fronte di lotta isolato né una mera rivendicazione assistenzialista. E’ parte di un unico fronte con le lotte per il lavoro, il salario e i diritti sociali e lavorativi, contro i tagli dei servizi, della sanità, trasporti, la scuola, contro la controriforma costituzionale e tutte le misure antipopolari che colpiscono sempre più le famiglie proletarie e popolari. Per questo il 10 ottobre saremo con l’Unione Inquilini Messina e il Comitato Operai Disoccupati e chiamiamo ad estendere e rafforzare la solidarietà e cooperazione di classe per costruire e forgiare un’alleanza sociale basata sui bisogni reali delle masse popolari, costruendo il contrattacco per un cambiamento reale delle cose in città attraverso la lotta organizzata della classe lavoratrice e dei settori popolari fuori dal recinto della gestione-compatibilità con il sistema e i suoi vincoli.

Messina: 19 dicembre in piazza per il diritto al lavoro e alla casa

La sezione “P.Secchia” del Partito Comunista di Messina partecipa alla manifestazione organizzata dall’Unione Inquilini e dal Comitato Operai Disoccupati per giorno 19 dicembre a Messina con partenza da P.zza Antonello alle ore 16.30 e appoggia le rivendicazioni espresse nella piattaforma di convocazione del corteo. L’esistenza di un numero enorme di edifici sfitti da un lato ed un gran numero di persone degli strati popolari senza casa o con grandi difficoltà a pagare gli affitti o che vivono in case non adeguate dall’altra, è una delle contraddizioni più evidenti del capitalismo, la cui crisi si fa sempre più acuta e colpisce la classe operaia e i settori popolari negli aspetti fondamentali della vita quotidiana: il lavoro e, di conseguenza, la casa. Sono sempre di più i nuclei familiari o i singoli che licenziati o da anni senza lavoro che sono senza reddito, così come sono sempre più i lavoratori che ricevono paghe molto basse, ingrossando le fila di coloro che non hanno una casa o rischiano di essere sfrattati per morosità. Il problema dell’alloggio (mutuo, affitto, sfratti o senza tetto, così come le difficoltà/impossibilità del pagamento di luce, gas e acqua) è per le classi popolari un tutt’uno con quello del lavoro, delle condizioni di lavoro e del salario, fortemente legato quindi alla crisi capitalista che sta precipitando le condizioni sociali e umane nel baratro.

Disoccupazione e licenziamenti, cancellazione dei diritti dei lavoratori, compressione dei salari e pensioni; tagli e privatizzazione dei servizi, dalla sanità all’istruzione, dai trasporti all’assistenza sociale; diseguaglianza sociale e territoriale; tassazione antipopolare; sfratti, emarginazione sociale, abbandono e degrado nei quartieri popolari. L’offensiva capitalista contro la classe lavoratrice e i settori popolari prende forma con le politiche dell’Unione Europea e del governo Renzi attraverso il “Jobs Act”, “Buona Scuola”, “Sblocca Italia”, “Piano Casa” ecc. che schiacciano il salario e le condizioni di vita e di lavoro al livello più basso possibile per rispondere agli interessi capitalistici, garantendo i profitti dei parassiti della società: padroni, banchieri, palazzinari, affaristi, speculatori finanziari, che impongono il loro “ordine sociale” antipopolare con la repressione e la “pace sociale” sul fronte interno e con la guerra imperialista e il saccheggio sul fronte esterno, generando sfruttamento, povertà, immigrazione e guerra tra poveri, e un futuro negato ai giovani, recluso tra tirocini, stage, lavoro gratuito e sottopagato.

La regione Sicilia ha il più alto tasso di disoccupazione a livello nazionale, che supera il 22% nella provincia di Messina a livello complessivo e oltre il 51% a livello giovanile. A questo si legano condizioni di lavoro sempre peggiori, con la riduzione dei salari reali mentre si intensifica lo sfruttamento tramite la “flessibilità”, riduzione dei diritti e libertà sindacali, l’incremento della produttività e dei ritmi di lavoro, in cui la disoccupazione di massa viene utilizzata dai capitalisti come leva e minaccia per soddisfare i propri appetiti di profitto. Dalle istituzioni provengono ogni giorno proclami per combattere la “piaga della disoccupazione”, in particolare quella giovanile, partorendo programmi ad hoc che annunciano come soluzione per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro (ad esempio il progetto europeo di “Garanzia Giovani”) ma che in realtà servono solamente a riciclare i disoccupati e offrire manodopera gratuita, usa e getta, ai padroni che ingrossano i propri profitti in cambio di “esperienza” in tirocini, apprendistato, alternanza scuola-lavoro ecc. In questo modo, lavoratori e disoccupati, sia giovani che adulti, sono costretti o ad esser impiccati a eterni e insopportabili mutui o a pagare affitti che incidono altamente sul salario reale o vivere per strada. Contemporaneamente vengono tagliati e privatizzati molti servizi, dai trasporti alla sanità ai servizi sociali, che impediscono il più delle volte l’accesso a questi servizi fondamentali per la persona, dalle cure mediche alla mobilità, ma anche all’istruzione per i figli delle classi popolari. Dallo sfruttamento lavorativo, alla casa, ai servizi, i problemi dei settori popolari e della classe lavoratrice derivano sempre dal regime capitalistico che sottopone tutto alle sue leggi del mercato, del profitto, della rendita finanziaria e immobiliare, funzionali all’accumulazione capitalista nelle mani di un pugno di parassiti al cui servizio ci sono le istituzioni (e i loro partiti politici) garanti della “legalità e ordine” del sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

La recente “crisi idrica” che ha colpito Messina, così come i casi di ruberie, corruzione, trasformismi, dimostrano come le istituzioni ad ogni livello siano solo un “comitato d’affari” della borghesia non in grado di rispondere e garantire i bisogni fondamentali delle masse popolari, tantomeno un lavoro stabile e una casa per tutti e tutte. Il regime socio-economico e politico capitalista, come dimostrato in ogni paese capitalista, non è in grado di utilizzare a pieno la forza lavoro e garantire condizioni di vita di benessere a tutti (in relazione allo sviluppo delle forze produttive) sia nei paesi capitalistici cosiddetti avanzati che nel resto del mondo. Nonostante l’elevato sviluppo tecnologico e scientifico sempre più persone vivono in stato di povertà e cresce il livello di diseguaglianza sociale e territoriale, non certo perché mancano i soldi o perché il lavoro non c’è. Tutto il contrario. Basta guardare il nostro territorio per vedere come, per fare un esempio, l’emergenza idrogeologica necessiterebbe la pianificazione di un grande piano per la sicurezza che permetterebbe l’assunzione di migliaia di disoccupati, lo stesso vale per l’edilizia pubblica fatiscente e insufficiente con il recupero di numerosi immobili sfitti che permetterebbero di aumentare il numero di alloggi popolari disponibili e l’occupazione di migliaia di lavoratori edili senza lavoro, rispondendo così ai bisogni reali esistenti. La stessa desertificazione industriale e infrastrutturale a cui è sottoposto il meridione, e in particolare la Sicilia, con grande ricaduta a livello occupazionale, è causa di una divisione del lavoro regolata dal profitto di pochi, in cui il sud diviene solo discarica delle industrie del nord e serbatoio di risorse e manodopera per il resto del paese lasciando qui inquinamento e disastri ambientali.

Solo un movimento organizzato dei lavoratori stessi può fermare l’attacco padronale alle condizioni di vita e di lavoro, rifiutando passività, legalitarismo, collaborazionismo, entrando nella scena politica imponendo le proprie necessità vitali praticando la lotta di classe con ogni forma di lotta adeguata e funzionale ai propri interessi: rivendichiamo una casa per tutti con l’espropriazione degli immobili sfitti e canone popolare, blocco di sfratti, taglio di acqua, luce e gas per morosi incolpevoli e pignoramenti e messa all’asta da parte delle banche delle case delle famiglie popolari; sostegno agli occupanti di case in lotta per il diritto all’abitare; un lavoro stabile con pieni diritti per tutti, ripristino della contrattazione collettiva, fine della precarietà e flessibilità, parità di diritti e di salario tra lavoratori e lavoratrici, tra lavoratori italiani e immigrati, redistribuzione del lavoro esistente con la diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario, salario minimo garantito per tutti i lavoratori e sostegno senza condizioni e di carattere indefinito ai disoccupati a carico del padronato in grado di soddisfare i bisogni essenziali di tutti; piano straordinario per l’edilizia pubblica e la cura del territorio con assunzione di migliaia di disoccupati; nazionalizzazione e gestione operaia delle imprese che licenziano, dei settori strategici e delle banche sotto controllo popolare; ampliamento e rispetto delle misure di sicurezza nei posti di lavoro sotto il controllo dei lavoratori; blocco delle esternalizzazioni e privatizzazioni (come la Multiservizi a livello comunale) delle municipalizzate, dei servizi sociali, del trasporto, sanità e istruzione, che devono esser esclusivamente pubblici, gratuiti e accessibili a tutti; stop alla tassazione interamente caricata sulle spalle dei settori popolari, dai lavoratori dipendenti agli autonomi e piccoli commercianti; riqualificazione dei quartieri popolari sotto il controllo popolare; più spesa sociale, meno spesa militare.

La fallimentare “esperienza Accorinti” dimostra come le aspirazioni e bisogni delle masse popolari non possono trovare realizzazione all’interno del recinto della gestione – compatibilità con il capitalismo, il Patto di Stabilità, l’Unione Europea, l’Euro e la NATO. E’ necessario mobilitarsi e organizzarsi, prendendo nelle nostre mani il futuro lottando nel presente per modificare i rapporti di forza a nostro favore: il corteo del 19 dicembre può esser un importante punto di partenza per il rilancio delle lotte e la costruzione dell’unità di classe in un fronte unitario dei lavoratori e dei settori popolari della città, forgiando un’alleanza sociale basata sui bisogni reali delle masse popolari, costruendo il contrattacco di classe per il potere popolare e un sistema diverso e superiore dove la pianificazione economica è rivolta al soddisfacimento dei bisogni del popolo in armonia con l’ambiente. Questo sistema è il socialismo-comunismo.

LAVORO CON DIRITTI, SALARIO E CASA PER TUTTI/E; SERVIZI PUBBLICI E GRATUITI;

IN OGNI POSTO DI LAVORO, IN OGNI QUARTIERE, IN OGNI SCUOLA

ORGANIZZATI E LOTTA CON IL PARTITO COMUNISTA