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Licata, Catania, Palermo, 59 anni dopo dalla stessa parte delle barricate!

Luglio 1960 – Ricordiamo la nostra storia di classe

La giovane Repubblica attraversa anni di instabilità: dal 1955 al 1960 si alternano 5 governi. Il movimento operaio, dopo l’esperienza vittoriosa della Resistenza, è in ascesa e rivendica i propri diritti e aspirazioni per cui ha duramente combattutto nella Lotta di Liberazione Nazionale dal nazifascismo. Alla disfatta del secondo governo Segni, il Presidente della Repubblica Gronchi nominò il democristiano Ferdinando Tambroni, come Presidente del Consiglio di un governo tecnico che ottenne la fiducia alle Camere grazie all’appoggio del partito neofascista del MSI (Movimento Sociale Italiano) di Michelini-Almirante che due mesi dopo convoca provocatoriamente il suo Congresso a Genova, città partigiana. E’ il 30 giugno 1960 ed è rivolta. Operai e studenti si riversano nelle strade, il governo applica la “linea dura”: 11 morti e centinaia di feriti. E’ solo l’inizio. Da Nord a Sud, l’Italia è attraversata da grandi giornate di lotte e barricate che rinnovano la lotta partigiana mentre la violenza della repressione statale si scaglia sul proletariato in diverse città rinnovando lo squadrismo fascista: le forze dell’ordine hanno l’ordine di sparare sulla folla, decine di proletari vengono uccisi. La strage di Reggio Emilia è divenuta il simbolo della lotta operaia del 1960. Quel maledetto 7 luglio, cinque operai reggiani, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI, furono uccisi dalle forze dell’ordine. Lo sciopero cittadino di Reggio Emilia venne convocato dalla CGIL dopo i “fatti di Licata”, nell’agrigentino del 5 luglio e la repressione il giorno successivo di una manifestazione a Roma, a Porta San Paolo, col ferimento dei deputati comunisti e socialisti.
 
5 Luglio 1960 a Licata – Durante una manifestazione operaia e popolare, contro il carovita, la gravissima crisi economica, per il lavoro, la terra e il pane, contro il governo democristiano di Tambroni, sostenuto dai fascisti del MSI, la polizia italiana uccide a colpi di mitra Vincenzo Napoli, giovane piccolo esercente locale di 24 anni, che stava tentando di proteggere un bambino tenuto fermo a un muro e picchiato dai celerini. La reazione popolare fu enorme, gli scontri proseguirono per tutta la giornata, venne smantellato un ponte metallico sul fiume Salso, per bloccare l’afflusso dei poliziotti in città, che riuscirono ad entrare solo a notte inoltrata rastrellando tutto il paese.
 
8 Luglio 1960 a CataniaIl giorno dopo la strage di Reggio Emilia, a Catania migliaia di proletari sono per le strade. La polizia italiana attacca la manifestazione a p.zza Stesicoro. Salvatore Novembre, disoccupato di 19 anni, viene massacrato a manganellate e sparato dalla polizia italiana: le testimonianze dirette riportano che mentre Salvatore si accasciava a terra sanguinante e perdeva i sensi, un poliziotto gli sparò addosso ripetutamente. Uno, due, tre colpi… il quarto lo colpì al volto, rendendolo irriconoscibile. Il corpo martoriato e sanguinante di Salvatore venne trascinato da alcuni poliziotti, lasciando una scia di sangue, fino al centro di piazza Stesicoro, affinché fosse di ammonimento per i manifestanti. La polizia, mitra in mano, impedì a chiunque di portare soccorso a Salvatore Novembre, che morì dissanguato sul selciato della piazza, dopo una lunga agonia. Altri 6 compagni furono feriti da colpi d’arma da fuoco.
 
8 Luglio 1960 a Palermo La CGIL proclama lo sciopero generale in risposta alla strage di Reggio Emilia. Fin dalle prime ore del mattino, la Celere presidia il centro storico della città per dissuadere gli operai, i lavoratori, i disoccupati, i giovani, a partecipare allo sciopero e al corteo guardato a vista da un imponente schieramento di polizia che poi carica lanciando a velocità le sue jeep contro la folla. Il proletariato palermitano reagì e iniziò la battaglia, tra p.zza Verdi e p.zza Politeama, difendendosi con pietre, bastoni e tutto quello che trovava, erigendo una barricata. La polizia italiana spara. Il primo ad essere colpito fu Giuseppe Malleo, operaio di 16 anni, colpito da una pallottola di moschetto al torace in via Celso, morirà in ospedale dopo giorni di agonia. Subito dopo, cade in via Spinuzza sotto i colpi di mitra Andrea Gangitano, di 19 anni, operaio edile comunista e dirigente CGIL così come Francesco Vella di 42 anni, mastro muratore e organizzatore delle leghe edili, colpito in Via Bari mentre cercava di soccorrere un compagno di 16 anni colpito da un lacrimogeno. Infine fu colpita a morte Rosa La Barbera, di 53 anni, mentre stava cercando di chiudersi in casa, in via Rosolino Pilo. La battaglia per le strade durò per tutta la giornata, con centinaia di proletari feriti di cui 40 che rimasero feriti da colpi d’arma da fuoco, 370 furono fermati e 71 arrestati, 53 (la maggior parte operai) dei quali processati il 16 Ottobre e condannati a pene dai 6 agli 8 anni.
 
Erano passati solo 15 anni dalla vittoria della Resistenza e poco meno dalla nascita della Repubblica, le illusioni svanirono in fretta e chiaramente si svelò la continuità con l’epoca fascista della dittatura della borghesia che cambiò solo la maschera indossando quella “democratica” il cui contenuto profondamente antioperaio e antipopolare, violento e oppressore, costituisce la natura puramente classista dello Stato borghese, di tutte le sue istituzioni, apparati e leggi al servizio del capitale! Tanto come durante il fascismo così nella nuova Repubblica i nemici e i perseguitati furono sempre gli stessi, quegli stessi che accesero le lotte del biennio rosso e gli stessi che condussero il nostro paese alla lotta di liberazione. Tambroni si dimise il 19 luglio del 1960. La forte pressione popolare costrinse la borghesia, e il suo principale partito dell’epoca, ossia la DC, a trovare una nuova formula per garantire la stabilità politica del sistema capitalista in cui progressivamente il PCI di Berlinguer si integra come forza politica di gestione e collaborazione con la borghesia.
 
Nessun poliziotto, nè tantomeno i mandanti, né per i fatti di Palermo, né di Catania, né di Licata è stato mai identificato e punito. Ma noi sappiamo chi è STATO e non dimentichiamo!
 
La memoria vive nella lotta di classe
 
La ricostruzione del Partito Comunista in Italia, si lega alle grandi e migliori tradizioni di lotta e militanza della classe operaia e delle masse popolari italiane con in prima linea i comunisti. Per questo ricordare questi eventi per noi non è un operazione di semplice e formale commemorazione ma vuol dire dare dignità a quelle lotte attualizzandole nella realtà odierne, in un filo rosso che nessuno potrà mai spezzare. Oggi dove come ieri, sotto attacco ci sono sempre i diritti dei lavoratori, della gioventù e studenti, con la compressione dei salari e pensioni, il taglio dei diritti sociali e democratici, come al diritto all’istruzione e alla salute, la disoccupazione di massa, spinte autoritarie e fasciste, la guerra imperialista. Ricordiamo i caduti della Sicilia proletaria, onorandoli nella vita e nella militanza di tutti i giorni per il potere ai lavoratori e un’Italia socialista!
 
Per i nostri morti, non un minuto di silenzio,
tutta una vita in lotta per il socialismo-comunismo!

CHIUDERE SIGONELLA E TUTTE LE BASI USA/NATO IN SICILIA

Secondo un rapporto The Intercept sono oltre 550 gli attacchi omicidi realizzati dai droni statunitensi in Libia dal 2011, anno in cui ebbe inizio il criminale intervento imperialista per rovesciare Gheddafi e saccheggiare le risorse del popolo libico con il diretto coinvolgimento del territorio siciliano tramite l’aeroporto di Trapani/Birgi. L’alto numero di missioni con utilizzo dei Droni in questi 8 anni, che hanno causato un numero imprecisato di vittime civili (come nel caso del raid del 29 novembre 2018 nei pressi di Al Uwaynat che ha provocato 11 morti), dimostra la loro centralità nella conduzione dei piani di guerra. La Base militare di Sigonella – dove opera il 324th Expeditionary Reconnaissance Squadron dell’US Air Force e il sistema d’armamento i droni da ricognizione e sorveglianza Predator e quelli d’attacco Reaper – ricopre un ruolo strategico chiave per il Pentagono e la NATO, dalla quale partono gran parte degli attacchi dei famigerati MQ-9 “Reaper” sia in Libia, che in Africa, Medio Oriente, est Europa e sud-est asiatico.

Il governo italiano M5S-Lega, ed in particolare il Ministro della Difesa Trenta (M5S), continua – come i precedenti – a non fornire alcuna spiegazione e informazione sull’utilizzo della Base di Sigonella da parte degli USA. Un silenzio che dimostra la collusione anche di questo esecutivo con i piani imperialisti USA-NATO che diventa ulteriormente pericoloso alla luce degli sviluppi delle continue provocazioni e minacce contro l’Iran con il potenziale di una nuova disastrosa guerra in Medio Oriente dagli esiti imprevedibili su larga scala che potrebbe vedere per l’ennesima volta il nostro territorio coinvolto direttamente in una guerra imperialista divenendo al contempo un bersaglio.

Qualsiasi che sia il mantello sotto il quale avvengono questi interventi e missioni militari, ai quali partecipano attivamente anche le nostre forze armate, non corrispondono agli interessi del popolo italiano, ma rientrano nello sviluppo di pericolosi piani di guerra imperialisti a beneficio dei monopoli multinazionali e dell’oligarchia finanziaria nel quadro della competizione interimperialista contro i popoli. 

All’indomani dell’importante corteo No Muos di Catania per chiedere la chiusura immediata di tutte le basi USA/NATO, denunciamo la complicità del governo italiano che trasforma la Sicilia in una portaerei strategica nel Mediterraneo per le guerre e interventi imperialisti, autorizzando tra le altre l’ampliamento della Base di Niscemi mentre si progetta l’ammodernamento di quella di Sigonella con un nuovo megacentro di telecomunicazioni satellitari. Chiamiamo alla massima allerta per impedire che il nostro paese e territorio partecipi o sia coinvolto nei piani imperialisti di guerra USA-NATO che si stanno sviluppando a spese del popolo iraniano, libico, siriano e del resto dei popoli della regione.

Né terra, né aria, né mare per gli assassini dei popoli!

Non un soldo, non un soldato per la guerra imperialista!

«Contro il MUOS e i piani imperialisti di guerra USA-NATO». Adesione del PC e FGC al corteo del 21 Giugno a Catania

Il Partito Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista aderiscono alla manifestazione regionale No Muos del 21 giugno a Catania con partenza da via Etnea fronte Villa Bellini alle ore 18. Saremo in piazza con un nostro spezzone militante per continuare a rafforzare la lotta contro il Muos, le basi militari USA-NATO e i pericolosi piani imperialisti di guerra che coinvolgono direttamente anche il nostro paese e territorio.

Dall’Africa al Medio Oriente, dal Sud America all’Asia fino all’Artico, in tutto il mondo si intensifica la competizione per la spartizione delle zone d’influenza, delle quote di mercato, delle vie di trasporto di merce e gasdotti, del saccheggio delle risorse e terre (land grabbing ), sfruttamento di manodopera a basso costo tra le grandi potenze imperialiste per promuovere gli interessi dei rispettivi monopoli multinazionali e oligarchie finanziarie. I recenti eventi nel golfo dell’Oman inaspriscono le tensioni attorno all’Iran con la provocazione architettata dagli imperialisti USA (dopo le sanzioni) che con i loro alleati regionali, in primis Israele, vogliono aprire un nuovo fronte di guerra dopo quelli che si sviluppano già in Siria, Yemen e Libia, insieme alle ingerenze e minacce in Venezuela, vari conflitti e interventi in Africa, la guerra commerciale con la Cina.

In questo sempre più pericoloso scenario internazionale che non promette nulla di buono per i popoli, l’imperialismo italiano, integrato con quello americano e europeo tramite le alleanze della NATO e dell’UE, per salvaguardare e migliorare la posizione di grossi monopoli quali ENI, Finmeccanica/Leonardo, Salini-Impregilo, Enel ecc. compartecipa attivamente ed è pienamente coinvolto e complice delle guerre, interventi e piani imperialisti destinando alla Sicilia il ruolo di piattaforma strategica nel Mediterraneo da cui partono missioni e attacchi micidiali in Medio Oriente e in Africa che saccheggiano e distruggono interi popoli a beneficio dei monopoli capitalistici in continuità con le politiche antipopolari e antioperaie di sfruttamento e impoverimento imposte alla classe lavoratrice e alla sua gioventù.  

Mentre sempre più persone vengono licenziate, sono senza lavoro, non possono accedere ai servizi fondamentali, si tagliano risorse alla scuola e si prepara una legge di bilancio lacrime e sangue, le spese militari continuano a crescere così come la nostra partecipazione all’interno della NATO per un costo di circa 70 milioni di euro al giorno e 700 milioni l’anno per le basi straniere.

Il popolo siciliano ha dimostrato più volte di non accettare di vedere il proprio territorio asservito ai criminali attacchi omicidi ed esercitazioni di guerra USA-NATO che non corrispondono agli interessi del popolo italiano, militarizzano e devastano dal punto di vista ambientale i nostri territori trasformandoci al contempo anche in un bersaglio.

Denunciamo il ruolo del governo M5S-Lega che, come tutti i precedenti governi, conferma gli impegni e accordi militari con le criminali alleanze imperialiste degli USA, dell’UE e della NATO. In questa direzione, in particolare, il M5S ha tradito tutte le “promesse” elettorali fino ad arrivare persino ad autorizzare l’ampliamento della Base di Niscemi dove è installato il Muos mentre Salvini si prodiga per esser l’uomo di fiducia di Washington in Italia per rafforzare la partnership strategica e l’agenda di guerra USA nel nostro paese.

Oggi più che mai è necessario rafforzare la lotta affinché il nostro paese e territorio non sia coinvolto nei piani imperialisti di guerra, per lo svincolamento del nostro paese dalla NATO e da ogni alleanza imperialista, per chiudere tutte le basi USA-NATO nel nostro territorio, smantellare il MUOS, ritirare i nostri soldati dalle missioni all’estero. Diciamo anche No all’asservimento dell’istruzione e della ricerca alle logiche di guerra. Stop alla propaganda di guerra e ai militari nelle scuole e all’alternanza scuola-lavoro nelle basi americane.

Diamo sostanza alla solidarietà internazionalista con i lavoratori e i popoli oppressi di tutto il mondo. Dobbiamo esigere né terra né acqua agli assassini dei popoli. Non abbiamo nulla che ci divide con gli altri popoli, al contrario, siamo uniti dal comune interesse della lotta per un mondo senza sfruttamento, guerra e povertà.