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LA NUOVA GIUNTA ORLANDO CASCIO TRA MAFIA, CORRUZIONE E POLITICHE ANTIPOPOLARI

A PALAZZO DELLE AQUILE IL SINDACO DI PALERMO STA BEN INCOLLATO ALLA POLTRONA

La mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.” Leonardo Sciascia

Partiamo da quanto ha detto lo scrittore di Racalmuto sulla mafia e sul suo carattere di classe: se da un lato l’autore de “Il giorno della civetta” mette l’accento sulle funzioni che assume la mafia nella società capitalistica, che “non sorge” dove lo Stato è assente ma, anzi, è inserita in essa, poiché è un’arma che utilizza la classe borghese per arricchirsi violando le stesse regole che si è data; dall’altro Sciascia parla della mafia quanto una borghesia parassitaria, cioè che sfrutta attraverso la delinquenza, in contrapposizione alla borghesia imprenditrice, cioè che sfrutta attraverso la legalità. C’è da chiedersi in che cosa consista allora la differenza che lo scrittore siciliano trova tra la borghesia parassitaria e la borghesia che imprende, dopotutto noi marxisti-leninisti sappiamo che la classe borghese si arricchisce dall’estrazione del plusvalore e che il suo carattere rivoluzionario ha smesso di essere dopo gli avvenimenti della Comune di Parigi dove ha espresso la reazione più violenta nel massacrare nel sangue i rivoluzionari parigini, ma per dimostrare che la differenziazione che fa il Nostro non è propriamente esatta, parleremo dell’ultimo caso di corruzione avvenuta nella Sala delle lapidi nel Palazzo delle Aquile di Palermo.

Stando a quanto è stato dichiarato dal procuratore che sta seguendo il caso e dalle indagini condotte congiuntamente nucleo di polizia economico e finanziaria della Guardia di finanza e dal nucleo investigativo dei Carabinieri, che hanno ricostruito i fatti iniziati nel 2016, dentro il comune di Palermo si è creato un sistema di corruzione dove i protagonisti di questa storia sono imprenditori, politici, mafiosi e specialisti del settore edile.

Il collaboratore di giustizia, nonché ex boss della mafia ed esponente di spicco della cupola di Cosa nostra di Palermo, capo mandamento Misilmeri-Belmonte Mezzagno e imprenditore Filippo Bisconti è stato fondamentale per le indagini che si sono svolte in questi anni e che hanno portato all’arrestato di Fabio Seminerio, architetto con il quale faceva affari; di Giovanni Lupo e Francesco La Corte, imprenditori e amministratori della ditta edile BIOCASA S.R.L. attiva nella città metropolitana di Palermo; Mario Li Castri, architetto, aveva lo studio associato con Seminerio, e dirigente dell’Area Tecnica del comune di Palermo; i consiglieri comunali Sandro Terrani, capo gruppo di Italia Viva, e Giovanni Lo Cascio, capo gruppo del Partito Democratico, gruppi politici che formano la maggioranza della giunta Orlando al consiglio comunale.

Senza entrare troppo nei dettagli delle inchieste giudiziarie ancora in corso, il sistema di corruzione fatto di compravendita di voti e mazzette, faceva sì che l’architetto Seminerio, tramite le sue conoscenze all’interno del consiglio comunale con esponenti dell’attuale maggioranza e il dirigente delle commissione tecnica Li Castri, oltrepassasse l’ostacolo burocratico del piano regolatore del 2016 che avrebbe, altresì, incontrato una volta proposto i suoi progetti edilizi nei bandi pubblici, interessando la società edile BIOCASA S.R.L, attiva nelle costruzioni abitative nella città di Palermo, come ad esempio in via Evangelista di Blasi. In particolare, il progetto che Fabio Seminerio stava cercando di far passare era il progetto di costruire 350 unità abitative nelle vecchie zone industriali della città metropolitana di Palermo: via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo.

Una nuova colata di cemento che a Nicola Marra, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, ha ricordato il famoso sacco di Palermo, avvenuto tra gli anni 50 e gli anni 60 durante l’amministrazione della Democrazia Cristiana di Lima e Ciancimino, uomini di Cosa nostra. Paragone non del tutto scorretto! Se ricordiamo poi, la storia politica del sindaco Leoluca Orlando, vecchio dirigente della Democrazia Cristina di Lima (per la prima volta sindaco nel 1986), poi capo fondatore de La Rete, dopo aver lasciato la DC nel 1990, poi passato nella coalizione di centro sinistra de L’Ulivo, diventata dopo Margherita, riciclatosi in Italia dei Valori e infine, dopo essere stato eletto per la quarta volta sindaco di Palermo, nel 2018 entra a far parte del Partito Democratico, il sindaco Orlando ci appare come un vero e proprio camaleonte! Ma se nello scandalo creato dalle indagini sulla corruzione dentro Palazzo delle Aquile il nome del sindaco non compare tra gli indagati, bisogna però far notare che tra questi vi è il consigliere comunale, nonché capogruppo di Italia Viva, Sandro Terrani, che è stato eletto nelle elezioni comunali di Palermo del 2017 con la lista Movimento139, la lista del sindaco Orlando, ed era uno dei nomi di spicco della lista. Il consigliere Giovanni Lo Cascio fa parte dello stesso partito (PD) a cui è iscritto il sindaco di Palermo e l’architetto Mario Li Castri, stando alle confessioni di Bisconti, è uomo di Emilio Arcuri, ex-vicesindaco di Orlando durante il quarto mandato, poi assessore alla rigenerazione urbanistica durante la prima giunta Orlando del suo quinto mandato. Ha lasciato nel marzo 2019 la poltrona di assessore per “scelte politiche” ma era stato richiamato per il terzo rimpasto avvenuto nei giorni scorsi nella giunta comunale, ma essendo stato nominato più volte, come anche il capogruppo di Forza Italia Giulio Tantillo, durante le intercettazioni fatte nel corso delle indagini, ha fatto un passo indietro e ha declinato la proposta di Orlando di ritornare nella sua squadra di governo.

Siamo quindi al terzo rimpasto della giunta comunale guidata dal sindaco Orlando, che per salvare le apparenze nomina tra i suoi undici assessori il presidente degli ordini degli ingegneri di Palermo Vincenzo Di Dio, dandogli l’assessorato all’edilizia privata e centro storico; un’aria fresca dove le novità sono poche e le conferme tante, come Fabio Giambrone, del Partito Democratico, ex presidente della GESAP S.pA., società che gestisce l’aeroporto di Palermo, che rimane vicesindaco; Giusto Catania, di Sinistra Comune, lista formata da Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista, che occupa l’assessorato alla mobilità.

La giunta PD-SINISTRACOMUNE, che è responsabile dell’attuazione delle politiche antipopolari portate avanti dal sindaco Orlando che obbedisce ai diktat dell’UE e della BCE, rimane ancora in piedi tra i mal di pancia dei membri della maggioranza dentro il consiglio comunale e i continui attacchi dell’opposizione formata da LEGA, Forza Italia, M5S e liste civiche che chiedono le dimissioni di Orlando e della sua giunta per il caso corruzione dentro Palazzo delle Aquile.

Sul grave incidente al cantiere navale Palumbo di Messina

Passati alcuni giorni non è stata ancora fatta luce sul grave incidente avvenuto al cantiere navale “Palumbo” occorso ad un operaio rumeno di una ditta esterna sub-appaltratrice, rimasto paralizzato dal collo in giù dopo una caduta dal portellone di una nave ferma nel bacino di carenaggio per lavori.

Solo il sindacato Flmu-Cub, denunciando il fatto che “casualmente” era fuori-uso proprio la telecamera attiva solitamente in quel luogo, ha rotto il silenzio profondo che è calato su questo evento preceduto dalla immediata e preventiva assoluzione da ogni responsabilità della proprietà e della ditta perché il fatto non sarebbe “avvenuto durante l’orario di lavoro”.

Senza entrare – al momento – nel merito su cui le indagini degli organi preposti faranno il loro corso, come Partito Comunista – Messina riteniamo che il fatto non possa esser slegato dalla questione delle condizioni di lavoro e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro che anche nella nostra città e provincia presenta il suo drammatico bollettino di guerra di morti e infortunati nell’indifferenza complice delle istituzioni, statali e locali, con Confindustria e padronato.

Questo drammatico evento deve al contrario aprire gli occhi sulle pessime e anacronistiche condizioni di lavoro e di insicurezza, sottopagati, senza diritti e senza tutele, a cui sono sottoposti in particolare gli operai nella giungla del sub-appalto fino all’estremo di esser costretti a dormire in cantiere dopo il turno di lavoro come in questo caso. E’ in questo contesto che è avvenuto l’incidente, pertanto è inaccettabile che si possa trattare la vicenda (al di là degli eventuali rilievi penali) parlando di “sfortunata fatalità” o di “cause ignote” da attribuire all’operaio, trattandosi al contrario delle estreme conseguenze di un sistema di sfruttamento in cui la prevenzione e sicurezza, viene subordinata e sottomessa alle esigenze dell’estrazione del massimo profitto padronale.

Nell’esprimere la nostra vicinanza e solidarietà all’operaio che dovrà affrontare una grave disabilità per il resto della sua vita, ribadiamo la necessità di rompere attraverso l’unità, la lotta e l’organizzazione di classe il muro di silenzio nei luoghi di lavoro dove viene imposta una “pace” a beneficio del padronato che nella realtà si traduce nella “pace dei cimiteri” per i lavoratori.

Solidarietà al compagno Pippo Gurrieri

Esprimiamo la nostra solidarietà al compagno Pippo Gurrieri, attivista No Muos e coordinatore di CUB – Ragusa, condannato dal tribunale di Gela a 6 mesi di reclusione per oltraggio al pubblico ufficiale per fatti avvenuti il 21 luglio 2016 alla Sughereta di Niscemi dove è stato installato il MUOS.

Questa condanna, come quella di Nicoletta Dosio e Turi Vaccaro, così come le sanzioni contro gli operai in lotta a Prato, dimostra ancora una volta il carattere reazionario delle istituzioni borghesi e governi che intensificano la repressione contro le lotte sociali, di classe e antimperialiste in continuità con le politiche antipopolari.

Per dare forza alla lotta per cui Pippo, Turi, Giacomo e tanti altri compagni sono perseguitati dalla giustizia borghese costruiamo una grande manifestazione antimperialista l’11 aprile alla base USA di Niscemi per ribadire che esigiamo nè terra, nè mare, nè aria agli assassini dei popoli, non un soldo, non una base, non un soldato alla guerra imperialista.

NO MUOS FINO ALLA VITTORIA!