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Licata, Catania, Palermo, 58 anni dopo dalla stessa parte delle barricate!

Luglio 1960 – Ricordiamo la nostra storia di classe

La giovane Repubblica attraversa anni di instabilità: dal 1955 al 1960 si alternano 5 governi. Il movimento operaio, dopo l’esperienza vittoriosa della Resistenza, è in ascesa e rivendica i propri diritti e aspirazioni per cui ha duramente combattutto nella Lotta di Liberazione Nazionale dal nazifascismo. Alla disfatta del secondo governo Segni, il Presidente della Repubblica Gronchi nominò il democristiano Ferdinando Tambroni, come Presidente del Consiglio di un governo tecnico che ottenne la fiducia alle Camere grazie all’appoggio del partito neofascista del MSI (Movimento Sociale Italiano) di Michelini-Almirante che due mesi dopo convoca provocatoriamente il suo Congresso a Genova, città partigiana. E’ il 30 giugno 1960 ed è rivolta. Operai e studenti si riversano nelle strade, il governo applica la “linea dura”: 11 morti e centinaia di feriti. E’ solo l’inizio. Da Nord a Sud, l’Italia è attraversata da grandi giornate di lotte e barricate che rinnovano la lotta partigiana mentre la violenza della repressione statale si scaglia sul proletariato in diverse città rinnovando lo squadrismo fascista: le forze dell’ordine hanno l’ordine di sparare sulla folla, decine di proletari vengono uccisi. La strage di Reggio Emilia è divenuta il simbolo della lotta operaia del 1960. Quel maledetto 7 luglio, cinque operai reggiani, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI, furono uccisi dalle forze dell’ordine. Lo sciopero cittadino di Reggio Emilia venne convocato dalla CGIL dopo i “fatti di Licata”, nell’agrigentino del 5 luglio e la repressione il giorno successivo di una manifestazione a Roma, a Porta San Paolo, col ferimento dei deputati comunisti e socialisti.
 
5 Luglio 1960 a Licata – Durante una manifestazione operaia e popolare, contro il carovita, la gravissima crisi economica, per il lavoro, la terra e il pane, contro il governo democristiano di Tambroni, sostenuto dai fascisti del MSI, la polizia italiana uccide a colpi di mitra Vincenzo Napoli, giovane piccolo esercente locale di 24 anni, che stava tentando di proteggere un bambino tenuto fermo a un muro e picchiato dai celerini. La reazione popolare fu enorme, gli scontri proseguirono per tutta la giornata, venne smantellato un ponte metallico sul fiume Salso, per bloccare l’afflusso dei poliziotti in città, che riuscirono ad entrare solo a notte inoltrata rastrellando tutto il paese.
 
8 Luglio 1960 a CataniaIl giorno dopo la strage di Reggio Emilia, a Catania migliaia di proletari sono per le strade. La polizia italiana attacca la manifestazione a p.zza Stesicoro. Salvatore Novembre, disoccupato di 19 anni, viene massacrato a manganellate e sparato dalla polizia italiana: le testimonianze dirette riportano che mentre Salvatore si accasciava a terra sanguinante e perdeva i sensi, un poliziotto gli sparò addosso ripetutamente. Uno, due, tre colpi… il quarto lo colpì al volto, rendendolo irriconoscibile. Il corpo martoriato e sanguinante di Salvatore venne trascinato da alcuni poliziotti, lasciando una scia di sangue, fino al centro di piazza Stesicoro, affinché fosse di ammonimento per i manifestanti. La polizia, mitra in mano, impedì a chiunque di portare soccorso a Salvatore Novembre, che morì dissanguato sul selciato della piazza, dopo una lunga agonia. Altri 6 compagni furono feriti da colpi d’arma da fuoco.
 
8 Luglio 1960 a Palermo La CGIL proclama lo sciopero generale in risposta alla strage di Reggio Emilia. Fin dalle prime ore del mattino, la Celere presidia il centro storico della città per dissuadere gli operai, i lavoratori, i disoccupati, i giovani, a partecipare allo sciopero e al corteo guardato a vista da un imponente schieramento di polizia che poi carica lanciando a velocità le sue jeep contro la folla. Il proletariato palermitano reagì e iniziò la battaglia, tra p.zza Verdi e p.zza Politeama, difendendosi con pietre, bastoni e tutto quello che trovava, erigendo una barricata. La polizia italiana spara. Il primo ad essere colpito fu Giuseppe Malleo, operaio di 16 anni, colpito da una pallottola di moschetto al torace in via Celso, morirà in ospedale dopo giorni di agonia. Subito dopo, cade in via Spinuzza sotto i colpi di mitra Andrea Gangitano, di 19 anni, operaio edile comunista e dirigente CGIL così come Francesco Vella di 42 anni, mastro muratore e organizzatore delle leghe edili, colpito in Via Bari mentre cercava di soccorrere un compagno di 16 anni colpito da un lacrimogeno. Infine fu colpita a morte Rosa La Barbera, di 53 anni, mentre stava cercando di chiudersi in casa, in via Rosolino Pilo. La battaglia per le strade durò per tutta la giornata, con centinaia di proletari feriti di cui 40 che rimasero feriti da colpi d’arma da fuoco, 370 furono fermati e 71 arrestati, 53 (la maggior parte operai) dei quali processati il 16 Ottobre e condannati a pene dai 6 agli 8 anni.
 
Erano passati solo 15 anni dalla vittoria della Resistenza e poco meno dalla nascita della Repubblica, le illusioni svanirono in fretta e chiaramente si svelò la continuità con l’epoca fascista della dittatura della borghesia che cambiò solo la maschera indossando quella “democratica” il cui contenuto profondamente antioperaio e antipopolare, violento e oppressore, costituisce la natura puramente classista dello Stato borghese, di tutte le sue istituzioni, apparati e leggi al servizio del capitale! Tanto come durante il fascismo così nella nuova Repubblica i nemici e i perseguitati furono sempre gli stessi, quegli stessi che accesero le lotte del biennio rosso e gli stessi che condussero il nostro paese alla lotta di liberazione. Tambroni si dimise il 19 luglio del 1960. La forte pressione popolare costrinse la borghesia, e il suo principale partito dell’epoca, ossia la DC, a trovare una nuova formula per garantire la stabilità politica del sistema capitalista in cui progressivamente il PCI di Berlinguer si integra come forza politica di gestione e collaborazione con la borghesia.
 
Nessun poliziotto, nè tantomeno i mandanti, né per i fatti di Palermo, né di Catania, né di Licata è stato mai identificato e punito. Ma noi sappiamo chi è STATO e non dimentichiamo!
 
La memoria vive nella lotta di classe
 
La ricostruzione del Partito Comunista in Italia, si lega alle grandi e migliori tradizioni di lotta e militanza della classe operaia e delle masse popolari italiane con in prima linea i comunisti. Per questo ricordare questi eventi per noi non è un operazione di semplice e formale commemorazione ma vuol dire dare dignità a quelle lotte attualizzandole nella realtà odierne, in un filo rosso che nessuno potrà mai spezzare. Oggi dove come ieri, sotto attacco ci sono sempre i diritti dei lavoratori, della gioventù e studenti, con la compressione dei salari e pensioni, il taglio dei diritti sociali e democratici, come al diritto all’istruzione e alla salute, la disoccupazione di massa, spinte autoritarie e fasciste, la guerra imperialista. Ricordiamo i caduti della Sicilia proletaria, onorandoli nella vita e nella militanza di tutti i giorni per il potere ai lavoratori e un’Italia socialista!
 
Per i nostri morti, non un minuto di silenzio,
tutta una vita in lotta per il socialismo-comunismo!

Catania 25 Aprile 2018

Foto e video dello spezzone del Partito Comunista al corteo antifascista-anticapitalista di Catania nel giorno in ricordo della liberazione dal nazifascismo. Un corteo partecipato, compatto e determinato ha spezzato la provocazione della Questura di #Catania percorrendo il percorso storico che era stato vietato, passando tra i quartieri popolari scandendo slogan per il lavoro, i diritti e servizi sociali, la solidarietà internazionalista contro la guerra imperialista e la NATO. Il #25aprile non è una ricorrenza, ma una lotta da portare a termine. Ricordiamo gli ideali di libertà e giustizia sociale che animarono la #Resistenza per continuare in quel solco la lotta per un’Italia socialista! Fedeli alla nostra storia, avanti fino alla vittoria!

Al grido di «fuori dal corteo» dura contestazione di comunisti e antifascisti al Partito Democratico e al #M5S durante il corteo del #25aprile a #Catania. Chi sta con i padroni, chi flirta con la Lega, chi ha governato e chi si prepara a farlo contro i lavoratori non c’entra nulla con i partigiani e la #Resistenza.

Clicca per video contestazione a PD e M5S

«… A conquistar la rossa primavera, dove sorge il sol dell’avvenir»
Unisciti al Partito Comunista, per un’Italia socialista, per il potere ai lavoratori!

Clicca per video spezzone PC

Elezioni 2018: quasi 6.000 voti al Partito Comunista in Sicilia

Il Comitato Regionale della Sicilia del Partito Comunista ringrazia i quasi 6.000 compagni, lavoratori, disoccupati che hanno dimostrato il loro appoggio al processo di ricostruzione comunista votando le nostre liste alla Camera dei deputati. Un risultato nel quale va tenuto conto dell’assenza della nostra lista nella circoscrizione siciliana del Senato e nel collegio della Camera che comprende il vasto territorio di Mazara del Vallo, Agrigento e Caltanissetta. 

Il voto in Sicilia ha confermato le attese premiando nettamente il M5S che raccoglie il voto di protesta contro le classi dirigenti incastrandolo in percorsi funzionali alla gestione del marcio sistema capitalista, punendo giustamente in modo definitivo quella “sinistra” che ha tradito i lavoratori e le classi popolari.

Per quanto ci riguarda, tenendo conto del quadro di arretramento generale e dei limiti nella presenza delle liste, il risultato ottenuto rispecchia le aspettative con alcuni interessanti dati nei nebrodi, nell’acese, nel palermitano e nel ragusano. Ogni lunga marcia inizia con un piccolo passo e 6mila voti in questo contesto rafforzano un processo di costruzione che con forza e convinzione rilanciamo sul nostro territorio e rappresentano un significativo passo avanti nell’azione del Partito. Il nostro obiettivo adesso è quello di organizzare e strutturare in modo permanente come sostenitori e militanti del nostro Partito questi voti. Questa è la nostra sfida a cui dedicheremo tutti i nostri sforzi per radicarci nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, nelle campagne, e in tutti quei territori in cui non siamo attualmente presenti. 

Apriamo la campagna tesseramento 2018 facendo pertanto appello ad esser protagonisti della costruzione del Partito Comunista in Sicilia prendendo contatto diretto con noi scrivendoci a comunicazioni@partitocomunistasicilia.it o chiamando al 3387886131.

Per un’analisi complessiva del voto rimandiamo al comunicato dell’Ufficio Politico: http://ilpartitocomunista.it/2018/03/05/prime-considerazioni-sullesito-elezioni/