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Foto e report di Unità – 4° Festa Comunista della Sicilia

Conclusi con successo i 3 giorni di Unità – 4° Festa Comunista della Sicilia organizzata dal comitato regionale della Sicilia del Partito Comunista alla Casa del Popolo “Casamatta” di Palermo con la collaborazione del Fronte della Gioventù Comunista – Palermo. Tre intensi giorni di dibattiti molto partecipati con svariati interventi che hanno affrontato diverse tematiche quali la lotta per il lavoro e la casa, l’organizzazione e l’unità di classe, le prossime mobilitazioni e l’opposizione di classe all’attuale governo M5S-Lega in prosecuzione con i precedenti del centrosinistra. Centrali anche i temi riguardanti i giovani con focus sulle mobilitazioni studentesche contro l’asservimento dell’istruzione al sistema di profitto e sfruttamento, e il fenomeno dell’immigrazione con uno sguardo di classe ampio sulle cause, le politiche imperialiste di guerra e saccheggio e la lotta tra poveri innescata nel nostro paese che divide sfruttati e oppressi mettendoli in competizione gli uni contro gli altri a vantaggio dei profitti padronali. Di rilievo anche il programma culturale con l’emozionante omaggio a B. Brecht con l’intensa interpretazione di Eugenio Sorrentino e i concerti musicali con l’entusiasmo di tanti giovani. Ringraziamo tutti i compagni e le compagne per il lavoro svolto, gli ospiti e tutti coloro che sono intervenuti portando il loro prezioso contributo che ha arricchito la discussione e delineato compiti, analisi e prospettive di lotta e organizzazione per la costruzione di un mondo nuovo.

11/12/13 ottobre 4° Festa Comunista regionale a Palermo

▶Da giovedì 11 ottobre a sabato 13 ottobre a La Casa del Popolo “Casamatta” – Palermo in via d’Ossuna 6
★ 4° edizione della #FestaComunista – Unità organizzata dal Comitato Regionale siciliano del Partito Comunista ☭.
🔝Musica, dibattiti, cucina, bar, teatro.
⌛Tutti i giorni a partire dalle ore 18
PROGRAMMA (in aggiornamento):
☛GIOVEDI’ 11 OTTOBRE 2018
✔ DIBATTITO – LAVORO, CASA, DIRITTI SOCIALI: METTIAMO AL CENTRO GLI INTERESSI DEI LAVORATORI Ne parliamo con: Vincenzo Capomolla (SGB-CUB), Tony Pellicane (Unione Inquilini Federazione di Palermo) e Alessandro D’Alessandro (Segr. Regionale Partito Comunista – Sicilia)
ORE 20.30 CENA
۩ ORE 21.30 TEATRO POESIE DI B. BRECHT recitate da Eugenio Sorrentino
☛VENERDì 12 OTTOBRE
✔ORE 18 DIBATTITO – SCUOLA E ISTRUZIONE: ADDESTRAMENTO A DISEGUAGLIANZE E PRECARIETA’ con Giorgio La Spina (Segr. Fronte della Gioventù Comunista – Palermo) e studenti medi
ORE 20.30 CENA
♪ ♫ ♬ORE 21.30 CONCERTO dei Dukov (Garage Shock Grinder) + jam session https://dukov.bandcamp.com/releases ♪ ♫ ♬
☛SABATO 13 OTTOBRE
✔ ORE 18 DIBATTITO – LA GUERRA TRA POVERI LA VINCONO I PADRONI Ne parliamo con: Alberto Lombardo (Uff. Pol. Partito Comunista)
ORE 20.30 CENA
♪ ♫ ♬ORE 21.30 CONCERTO dei Aria Di Vetro (Progressive Rock) + jam session ♪ ♫ ♬

Licata, Catania, Palermo, 58 anni dopo dalla stessa parte delle barricate!

Luglio 1960 – Ricordiamo la nostra storia di classe

La giovane Repubblica attraversa anni di instabilità: dal 1955 al 1960 si alternano 5 governi. Il movimento operaio, dopo l’esperienza vittoriosa della Resistenza, è in ascesa e rivendica i propri diritti e aspirazioni per cui ha duramente combattutto nella Lotta di Liberazione Nazionale dal nazifascismo. Alla disfatta del secondo governo Segni, il Presidente della Repubblica Gronchi nominò il democristiano Ferdinando Tambroni, come Presidente del Consiglio di un governo tecnico che ottenne la fiducia alle Camere grazie all’appoggio del partito neofascista del MSI (Movimento Sociale Italiano) di Michelini-Almirante che due mesi dopo convoca provocatoriamente il suo Congresso a Genova, città partigiana. E’ il 30 giugno 1960 ed è rivolta. Operai e studenti si riversano nelle strade, il governo applica la “linea dura”: 11 morti e centinaia di feriti. E’ solo l’inizio. Da Nord a Sud, l’Italia è attraversata da grandi giornate di lotte e barricate che rinnovano la lotta partigiana mentre la violenza della repressione statale si scaglia sul proletariato in diverse città rinnovando lo squadrismo fascista: le forze dell’ordine hanno l’ordine di sparare sulla folla, decine di proletari vengono uccisi. La strage di Reggio Emilia è divenuta il simbolo della lotta operaia del 1960. Quel maledetto 7 luglio, cinque operai reggiani, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI, furono uccisi dalle forze dell’ordine. Lo sciopero cittadino di Reggio Emilia venne convocato dalla CGIL dopo i “fatti di Licata”, nell’agrigentino del 5 luglio e la repressione il giorno successivo di una manifestazione a Roma, a Porta San Paolo, col ferimento dei deputati comunisti e socialisti.
 
5 Luglio 1960 a Licata – Durante una manifestazione operaia e popolare, contro il carovita, la gravissima crisi economica, per il lavoro, la terra e il pane, contro il governo democristiano di Tambroni, sostenuto dai fascisti del MSI, la polizia italiana uccide a colpi di mitra Vincenzo Napoli, giovane piccolo esercente locale di 24 anni, che stava tentando di proteggere un bambino tenuto fermo a un muro e picchiato dai celerini. La reazione popolare fu enorme, gli scontri proseguirono per tutta la giornata, venne smantellato un ponte metallico sul fiume Salso, per bloccare l’afflusso dei poliziotti in città, che riuscirono ad entrare solo a notte inoltrata rastrellando tutto il paese.
 
8 Luglio 1960 a CataniaIl giorno dopo la strage di Reggio Emilia, a Catania migliaia di proletari sono per le strade. La polizia italiana attacca la manifestazione a p.zza Stesicoro. Salvatore Novembre, disoccupato di 19 anni, viene massacrato a manganellate e sparato dalla polizia italiana: le testimonianze dirette riportano che mentre Salvatore si accasciava a terra sanguinante e perdeva i sensi, un poliziotto gli sparò addosso ripetutamente. Uno, due, tre colpi… il quarto lo colpì al volto, rendendolo irriconoscibile. Il corpo martoriato e sanguinante di Salvatore venne trascinato da alcuni poliziotti, lasciando una scia di sangue, fino al centro di piazza Stesicoro, affinché fosse di ammonimento per i manifestanti. La polizia, mitra in mano, impedì a chiunque di portare soccorso a Salvatore Novembre, che morì dissanguato sul selciato della piazza, dopo una lunga agonia. Altri 6 compagni furono feriti da colpi d’arma da fuoco.
 
8 Luglio 1960 a Palermo La CGIL proclama lo sciopero generale in risposta alla strage di Reggio Emilia. Fin dalle prime ore del mattino, la Celere presidia il centro storico della città per dissuadere gli operai, i lavoratori, i disoccupati, i giovani, a partecipare allo sciopero e al corteo guardato a vista da un imponente schieramento di polizia che poi carica lanciando a velocità le sue jeep contro la folla. Il proletariato palermitano reagì e iniziò la battaglia, tra p.zza Verdi e p.zza Politeama, difendendosi con pietre, bastoni e tutto quello che trovava, erigendo una barricata. La polizia italiana spara. Il primo ad essere colpito fu Giuseppe Malleo, operaio di 16 anni, colpito da una pallottola di moschetto al torace in via Celso, morirà in ospedale dopo giorni di agonia. Subito dopo, cade in via Spinuzza sotto i colpi di mitra Andrea Gangitano, di 19 anni, operaio edile comunista e dirigente CGIL così come Francesco Vella di 42 anni, mastro muratore e organizzatore delle leghe edili, colpito in Via Bari mentre cercava di soccorrere un compagno di 16 anni colpito da un lacrimogeno. Infine fu colpita a morte Rosa La Barbera, di 53 anni, mentre stava cercando di chiudersi in casa, in via Rosolino Pilo. La battaglia per le strade durò per tutta la giornata, con centinaia di proletari feriti di cui 40 che rimasero feriti da colpi d’arma da fuoco, 370 furono fermati e 71 arrestati, 53 (la maggior parte operai) dei quali processati il 16 Ottobre e condannati a pene dai 6 agli 8 anni.
 
Erano passati solo 15 anni dalla vittoria della Resistenza e poco meno dalla nascita della Repubblica, le illusioni svanirono in fretta e chiaramente si svelò la continuità con l’epoca fascista della dittatura della borghesia che cambiò solo la maschera indossando quella “democratica” il cui contenuto profondamente antioperaio e antipopolare, violento e oppressore, costituisce la natura puramente classista dello Stato borghese, di tutte le sue istituzioni, apparati e leggi al servizio del capitale! Tanto come durante il fascismo così nella nuova Repubblica i nemici e i perseguitati furono sempre gli stessi, quegli stessi che accesero le lotte del biennio rosso e gli stessi che condussero il nostro paese alla lotta di liberazione. Tambroni si dimise il 19 luglio del 1960. La forte pressione popolare costrinse la borghesia, e il suo principale partito dell’epoca, ossia la DC, a trovare una nuova formula per garantire la stabilità politica del sistema capitalista in cui progressivamente il PCI di Berlinguer si integra come forza politica di gestione e collaborazione con la borghesia.
 
Nessun poliziotto, nè tantomeno i mandanti, né per i fatti di Palermo, né di Catania, né di Licata è stato mai identificato e punito. Ma noi sappiamo chi è STATO e non dimentichiamo!
 
La memoria vive nella lotta di classe
 
La ricostruzione del Partito Comunista in Italia, si lega alle grandi e migliori tradizioni di lotta e militanza della classe operaia e delle masse popolari italiane con in prima linea i comunisti. Per questo ricordare questi eventi per noi non è un operazione di semplice e formale commemorazione ma vuol dire dare dignità a quelle lotte attualizzandole nella realtà odierne, in un filo rosso che nessuno potrà mai spezzare. Oggi dove come ieri, sotto attacco ci sono sempre i diritti dei lavoratori, della gioventù e studenti, con la compressione dei salari e pensioni, il taglio dei diritti sociali e democratici, come al diritto all’istruzione e alla salute, la disoccupazione di massa, spinte autoritarie e fasciste, la guerra imperialista. Ricordiamo i caduti della Sicilia proletaria, onorandoli nella vita e nella militanza di tutti i giorni per il potere ai lavoratori e un’Italia socialista!
 
Per i nostri morti, non un minuto di silenzio,
tutta una vita in lotta per il socialismo-comunismo!